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sabato 5 maggio 2018
venerdì 27 aprile 2018
Serate appetitose
SERATE
“APPETITOSE” PRESSO IL SALONE ALBATROS
(
mezzo secolo di Burolo nella DOC)
In
occasione del 50° della DOC dell’Erbaluce di Caluso e Carema, il
Comune di Burolo ha voluto ricordarne la propria entrata con due
belle iniziative.
Giovedì
12 aprile una degustazione “laboratorio” di 4 rinomati Passiti di
Erbaluce, abbinati ai formaggi erborinati. Si ricorda che da sempre
Burolo è uno dei paesi della DOCG che si distingue per la bontà del
Passito, premiato nei tempi come migliore, per ben tre volte.
La
serata, è stata organizzata con la collaborazione della Sig.ra
Loredana Aprato, responsabile del Club Papillon, Mario Zanotti
Docente Scuola Alberghiera e Domenico Tappero Merlo, Sommelier e
conoscitore dei vini del territorio.
La
seconda, svoltasi sabato 14, è stata una serata enogastronomica con
due prodotti tipici di due territori piemontesi.
Per
l’occasione, quindi, si è creato un gemellaggio tra Comune e Pro
Loco di Burolo, Comune di San Germano Vercellese e La famija
Sangermaneisa.
I
cuochi di quest’ultima hanno preparato il piatto tipico del
territorio vercellese LA
PANISSA con
il riso prodotto principale della cucina locale, riso che, per
l’occasione, è stato abbinato all’Erbaluce vino tipico del
nostro territorio.
In
sinergia con la Pro Loco di Burolo che ha preparato alcuni piatti
tipici i numerosi partecipanti alla serata hanno potuto deliziare il
palato con:
Salam
e Salam Patata
Acciughe
al verde
Lingua
in salsa rossa
Panissa
vercellese
Tomini
elettrici
Dolce
d’la Famija Sangermanense
Turcit
e Paste d’Melia
Caffè
con stisa
E
ovviamente Erbaluce di Caluso
Un
grazie al Presidente del Consorzio di tutela dell’erbaluce DOCG di
Caluso e del Carema e Canavese DOC, Sig.ra Caterina Andorno, che ha
supportato e patrocinato i due eventi Burolesi.
Un
ringraziamento a tutti i cuochi che si sono adoperati per la riuscita
della serata e a tutte le persone che hanno avuto l’idea di
ricordare il mezzo secolo di Burolo nella DOC.
I
buon gustai aspettano con impazienza il prossimo evento
enogastronomico.
Simona Ottino
mercoledì 25 aprile 2018
A BUROLO TENNIS TUTTO L’ANNO
È stato
sicuramente un esperimento ben riuscito, quello proposto
dall’Amministrazione Comunale del Sindaco Franco Cominetto.
Dopo il
successo estivo del campo da tennis di Burolo attualmente gestito da
Franco Lot, tennista esperto che ormai da diversi anni si dedica alla
cura del medesimo con passione e dedizione, era nata l’ipotesi di
dare la possibilità ai giocatori dell’utilizzo del campo anche nei
mesi freddi, quando temperature rigide e maltempo non lo avrebbero
permesso.
Non è stato
facile, dati i costi elevati, ma grazie al contributo della Regione
Piemonte, nel mese di febbraio è stato installato il pallone di
copertura.
Una
scommessa non priva di rischi, considerato che comunque febbraio è
vicino all’approssimarsi della primavera e del bel tempo.
La spesa per
l’installazione e la manutenzione della copertura del campo è
infatti elevata, e in soli tre mesi si è voluto fare una sorta di
esperimento, per vedere se installarlo successivamente già nel
periodo autunnale.
Una
scommessa certamente vinta, perché l’affluenza al campo da tennis
è stata altissima, oltre ogni aspettativa, grazie anche al prezzo
agevolato di 18€ all’ora.
La bellezza
e la tranquillità del luogo, da sempre apprezzati, e la scarsità di
strutture simili sul territorio, hanno portato i tennisti, fra cui
anche diversi maestri con i loro piccoli e grandi allievi, a
raggiungere prenotazioni anche per dieci ore al giorno.
Visto
l’arrivo del caldo in anticipo sui tempi, e le conseguenti
temperature troppo elevate all’interno del pallone, si è deciso di
scoprire il campo, dando il via alla stagione primaverile ed estiva,
in attesa di bissare il successo anche nei mesi autunnali e
invernali.
Buon tennis
a tutti gli appassionati!
Alessandro Ottino e
Simona Ottino

lunedì 16 aprile 2018
Il caso Facebook- Cambridge Analytica
Facebook,
il leader dei Social Network, è nell’occhio del ciclone per due
fenomeni che riguardano il cuore delle sue attività: l’utilizzo
irregolare di suoi dati per campagne politiche aggressive e
fraudolente e la scarsa tutela prestata alla protezione dei dati
sensibili degli utenti.
Si
tratta di due questioni di fondo per la vita democratica, nell’epoca
di internet e dello strapotere delle aziende moderne informatiche, di
cui Facebook è solo un campione esemplare. Pertanto, la discussione
di questo caso e il come sarà risolto ci diranno molto sulla nostra
libertà nel futuro delle nostre democrazie.
Il
16 marzo di quest’anno 2018, Facebook effettua una dichiarazione
inaspettata, rivelando la sospensione dei suoi rapporti con la
società inglese Cambridge Analytica, una società di analisi dati
con fini politici, e con due psicologi con cui Facebook operava.
Questa società è accusata di aver fraudolentemente utilizzato
cinquanta milioni di dati anagrafici di utenti Facebook per le sue
attività di consulenza elettorale (in seguito Facebook preciserà
che i dati utilizzati fraudolentemente sono circa ottantaquattro
milioni). Facebook, congiuntamente, riafferma con forza le proprie
politiche di protezione dei dati degli utenti e le necessarie
iniziative che verranno intraprese per rafforzare la loro tutela.
I
fronti di guerra aperti con tale dichiarazione sono due: il primo
implica le indebite intrusioni delle attività di Cambridge Anlityca
nelle ultime elezioni Usa, a danno di Hillary Clinton, nonché nella
Brexit, intrusioni avvenute tramite l’utilizzazione di dati
Facebook. Ovviamente, il secondo fronte è costituito dal tema della
sicurezza e della protezione dei dati dei suoi utenti.
Cambridge
Analytica ha acquisito i dati e le procedure di talune ricerche
psicologiche autorizzate da Facebook per scopi accademici, circa la
possibilità di profilare le caratteristiche degli utenti analizzando
le loro reti degli “Amici”
e le loro preferenze (i “
mi piace”).
I volumi dei dati coinvolti sono stati fraudolentemente estesi dal
piccolo campione accademico alle decine di milioni realmente
impiegati e questi dati sono stati inoltre utilizzati per i fini
politici non autorizzati. La profilazione degli utenti è stata
utilizzata per un marketing politico molto mirato. La campagna contro
la Clinton è stata poi orchestrata per Cambridge Analytica da Steve
Bannon, consigliere e stratega di Trump, il quale ha utilizzato in
tale campagna fake
news,
informazioni scorrette e disinformazioni, lanciate anche attraverso
canali internet non individuabili. Questa attività è ora oggetto
delle interrogazioni politiche nelle varie sedi istituzionali.
Facebook
ha preso la distanza da queste metodologie scorrette anche con un
proprio rapporto interno dell’aprile 2017, in cui esamina la
casistica di queste pratiche e indica come intende lavorare per
prevenirle.
Per
capire meglio come Facebook abbia perso il controllo su queste
attività improprie, occorre conoscere un po’ meglio come funziona
Facebook e la sua politica di sviluppo.
Facebook
nasce nel 2004 e riscuote con la sua politica della connessione tra i
suoi utenti un successo strepitoso. Nel
luglio 2017, in Borsa, l'azienda supera un valore totale di mercato
di 500 miliardi di dollari.
Oggi
gli utenti di Facebook raggiungono i due miliardi nel mondo. Le
anagrafi degli utenti sono connesse dai due reticoli degli “amici”
e delle preferenze manifestate dagli utenti stessi. Si tratta di 100
miliardi di Amicizie, di 250 milioni di foto caricate al giorno, di
circa 3 miliardi di “mi
piace”
o commenti caricati quotidianamente. Attualmente
il centro dati di Facebook conta più di 100 pentabytes di foto e
video.
Per
facilitare queste connessioni e per ampliare i servizi da offrire
agli utenti, Facebook ha esteso l’accesso ai suoi dati a molti
sviluppatori terzi, che hanno creato molteplici applicazioni
d’interesse degli utenti. Ad esempio, Facebook consentiva di
caricare nelle anagrafi i numeri di telefono o gli indirizzi email
degli utenti stessi. Altre applicazioni informavano gli utenti degli
Eventi di loro interesse. Le iniziative di profilazione psicologica
facevano parte anche di tale politica.
Non
si è badato molto a verificare se tali applicazioni utilizzassero i
dati degli utenti con il loro consenso o meno e, man mano, si è
perso il governo del fenomeno, poiché anche il controllo di tale
attività è stato assai scarso se non inesistente.
Già nel 2010 ricercatori della Penn State University avevano
registrato che solo 148 delle 1800 principali app usate su Facebook
chiedevano il permesso per l’accesso ai dati degli Amici di chi le
usava.
Oggi
lo stesso Zuckerberg si è pentito: "Credo
davvero che all'inizio avessimo questa visione molto idealista su
come la portabilità dei dati avrebbe consentito una serie di nuove
esperienze",
ha confessato a Wired nelle scorse ore, "ma
credo che il feedback ricevuto oggi dalla nostra community e dal
mondo sia che la privacy e la sicurezza dei dati siano più
importanti di rendere semplice l’utilizzare più dati e avere tipi
di esperienze diverse".
La consapevolezza, cioè, che si è trattato non di un "data
breach", ma di un "breach of trust": non una
violazione informatica, ma della fiducia degli utenti.
Giovanni de Witt
giovedì 5 aprile 2018
Intervista a Franco Cominetto, Sindaco di Burolo
La corsa dei primi quattro anni, tra salite e discese
Franco Cominetto è al suo primo mandato e gli abbiamo
chiesto quali sono stati i momenti più difficili e quali invece le
soddisfazioni.
I
primi mesi sono stati molto impegnativi, perché tutto era nuovo e
non c'è stato un “passaggio di
consegne ” da parte del suo predecessore Ma ci ha
raccontato di averli superati con soddisfazione grazie all'aiuto del
Segretario, dei dipendenti comunali e del Vice Sindaco.
Un'altra grande difficoltà è stata rappresentata dai
tagli ai trasferimenti statali e regionali ai comuni, quasi 240 mila
euro in quattro anni e la vera sfida è stata quella di mantenere i
servizi senza aumentare i tributi locali. Il rapporto con i Burolesi
che pensano che anche la pressione dell'acqua di casa sia competenza
del Sindaco, ma anche la soddisfazione di essere al centro di una
comunità. Chi usa toni forse troppo saccenti e chi invece è più
disponibile al dialogo, insomma c'è di tutto un po'.
Proprio sul tema della comunicazione con i cittadini gli
abbiamo chiesto cosa è stato fatto fino ad ora. Ci ha ricordato che
c'è la possibilità di iscriversi alla mailing-list del comune
lasciando il proprio indirizzo e-mail in municipio, così come la
possibilità di attivare gratuitamente Alert-system. Comunicando il
proprio numero di telefono si riceverà tramite una registrazione
vocale l'avviso di possibili interruzioni dei principali servizi
comunali.
Abbiamo poi parlato delle opere pubbliche realizzate.
Sono stati demoliti i muri di contenimento del ponte sul rio Reale
alla Maddalena e ricostruiti i vecchi muri che, per un tratto prima
del ponte, bordavano la strada. Questi interventi non sono costati un
euro alle casse comunali, perché finanziati interamente dalla
regione con i contributi delle passate alluvioni.
Rimane ancora sospesa la querelle giudiziaria con la
SMAT per la gestione dell'acquedotto comunale. Burolo non vuole
correre il rischio che la sua acqua perda la purezza e aumenti il
costo per i contribuenti in una gestione aziendale di SMAT. Le
pratiche sono al momento ferme per lungaggini burocratiche.
Confidiamo in questi ritardi per goderci la nostra ottima acqua.
La fine dell'anno vedrà finalmente l'approvazione
definitiva del nuovo piano regolatore, che è in gestazione ormai da
quasi dieci anni. Ereditato dalle amministrazioni precedenti, il
Sindaco ci assicura che dopo un lungo confronto con la regione,
finalmente arriverà al traguardo.
L'abbattimento dell'edificio abusivo in Via Garibaldi è
stato possibile dopo un lungo e complesso iter burocratico, iniziato
già dalle amministrazioni precedenti. Il piccolo ecomostro
troneggiava nel centro storico del paese, deturpandolo, ora al suo
posto ora sorge una piazzetta con due posti auto e un giardinetto con
due panchine. La piazzetta verrà inaugurata e intitolata ai “Musici
Burolesi”.
I rapporti con i Sindaci dei comuni limitrofi sono
buoni, ma il giudizio di Franco Cominetto sulla “Unione della
Serra” non è molto positivo. I servizi in condivisione sono pochi
e non vi è per il futuro in progetto la condivisione di altri. Lo
Stato incentiva l'accorpamento di più comuni concedendo cospicui
contributi. Il nostro Sindaco non ritiene praticabile questa via
perché rischierebbe di far perdere l'identità storico-culturale ai
burolesi. Ricorda che la divisione di Burolo da Bollengo,
precedentemente uniti dal regime fascista, ha permesso alle due
amministrazioni di crescere autonome e indipendenti senza difficoltà.
Abbiamo anche affrontato il doloroso tema del trasferimento della
scuola elementare ad Albiano, resa inevitabile dal fatto che a Burolo
i bambini non erano sufficienti per tenerla aperta. Le pluriclassi
non erano una soluzione e Bollengo non aveva posti disponibili.
L'edificio è ormai da poco più di un anno e mezzo utilizzato, in
comodato d'uso, dalla associazione “Sillaba”, che ha una
convenzione con ASL. Pagano luce, gas e accolgono gratuitamente
alunni di Burolo che dovessero avere bisogno dei loro servizi.
L'associazione Sillaba si occupa di aiutare bambini con problematiche
diverse e la loro professionalità sembra ormai molto apprezzata
dalle famiglie del territorio.
Dal punto di vista finanziario questi quattro anni di
amministrazione non hanno visto grosse problematiche, non vi è stato
neppure bisogno di rinegoziare i mutui ancora attivi e si è sempre
chiuso in pareggio. Un po' diversa la situazione del personale,
perché purtroppo non si potrà sostituire Diego , stimato
cantoniere, mancato pochi mesi fa. La normativa nazionale non lo
permette e anche la sostituzione del personale in maternità o in
malattia è sempre molto critica, perché i costi ricadono
completamente sulle casse comunali e non c'è contribuzione da parte
dell'INPS.
Avremmo voluto fare ancora tante domande, ma il tempo è
volato. Se però l’articolo vi è piaciuto, scriveteci e torneremo
per una seconda puntata!
Giovanni Repetto
Ennio Mucelli
mercoledì 21 febbraio 2018
De.C.O per i fagioli grassi
Come
mai questa novità?
Dopo
l’approvazione da parte del Consiglio Comunale dell’istituzione
del registro comunale De.C.O. è stata avviata da parte
dell’Amministrazione la procedura per il riconoscimento di questo
piatto tipico della tradizione carnevalesca.
Procedura
molto lunga e laboriosa che ha avuto inizio nel 2016 e che ha
richiesto in primis la ricerca di notizie inerenti la storicità di
questo piatto per la popolazione burolese.
Eccone
un breve estratto.
“L’inizio
della Storia dei fagioli grassi a Burolo con la relativa festa del
Carnevale non è nota. Sicuramente dopo il 1600 quando il Paese passò
definitivamente sotto il dominio dei Savoia e probabilmente alla fine
del 1800, come da memoria storica della sig.ra Cominetto Maria
ved.Chiej centenaria Burolese, che nei suoi ricordi da sempre ha
sentito parlare i genitori e gli anziani di questo piatto
caratteristico.
La
raccolta dei fagioli veniva organizzata a Burolo da un Comitato che,
15 giorni prima della data fissata per la festa, accompagnato dalla
Banda Musicale passava per le case a raccogliere vino, salami, lardo,
ossa derivate dalla lavorazione del maiale e ovviamente fagioli”.
Non
solo storia, ma anche ingredienti, preparazione e cottura sono stati
dettagliamente descritti nella richiesta.
Ultimo,
ma per questo non meno importante, il logo: la scelta fatta è stata
quella di utilizzare l’antico simbolo di Burolo proprio per
ricordare meglio le tradizioni.
È
stato, inoltre, necessario, istituire una commissione formata dai
signori Doriano Regruto (chef e presidente dell’Associazione
Ristoranti della tradizione canavesana), Adriano Albi (esperto e
conoscitore della cucina burolese), Andrea Gannio Vecchiolino
(consigliere comunale), Loredana Aprato (delegata Club Papillon Ivrea
e Canavese ) che valutata la domanda pervenuta dal
Presidente
del gruppo fagiolari di Burolo ha
espresso parere favorevole al piatto tipico proponendone alla Giunta
l’iscrizione al registro.
La
De.C.O. non deve essere confusa con marchi quali DOP o IGP, ma è
comunque un riconoscimento di qualità, certificazione e di
attestazione di un forte legame tra questo prodotto culinario e il
territorio comunale.
Burolo
risulta essere il primo Comune del Canavese ad avere un
riconoscimento di questo tipo.
Un
valore aggiunto per il Nostro paese
che permette di promuovere il nome di Burolo come richiamo verso un
turismo di nicchia che ama queste particolarità.
Un
grazie al gruppo dei Fagiolari che con la loro maestria ogni anno
rinnova la tradizione di questo straordinario piatto di origine
contadina, molto gustoso, ideale da assaporare per far riscoprire i
ritmi lenti della vita.
Simona
Ottino e Monica Billia
mercoledì 14 febbraio 2018
Con tutti i poveri che abbiamo...
Non so se è capitato anche a voi in
qualche mattina d’autunno- inverno di vedere nel cielo vaste
striature biancastre in direzione di Novara. Un ascia lunga e
stretta, come binari, che percorre molti chilometri, distesa sulla
pianura per poi disperdersi.
Più volte l’ho guardata incuriosito,
mentre camminavo speditamente tra le colline e mi son chiesto cosa
potesse mai essere. Una nube? Impossibile; un aereo a reazione,
neppure, troppo larga ?… e invece si ho scoperto che si trattava
proprio di un aereo a reazione ma non passeggeri, era il famigerato
cacciabombardiere F 35.
Quella scia biancastra che a prima
vista poteva avere persino un tratto poetico, in realtà era un
enorme uccello di morte incombente sulla pianura che da qui si vedeva
così bene: l’aereo evidentemente faceva esercitazioni.
Quando ho capito di cosa si trattava mi
son venuti foschi pensieri: ma l’Italia non “ripudia la guerra”
a mente della nostra Costituzione? E questi sono assolutamente aerei
offensivi, come le portaerei di cui già ci fregiamo.
Con tutta i poveri che abbiamo ci
prendiamo il lusso di spendere decine di miliardi non solo per
comprarli ma per mantenerli. Quanti bambini potremmo nutrire curare
con un’ora di volo di un F35 visto che vale tra i 60 e 70 mila
Euro?
Eppure quasi nessun partito si oppone a
questo scialo di denaro e di morte.
Luigi Giario
venerdì 2 febbraio 2018
E' solo un gioco
Ventiquattro
ore senza spendere nulla. Potrebbe essere un modo di iniziare questo
nuovo anno. Perché no, mettersi alla prova, capire quanto siamo
liberi nel fare i nostri acquisti o quanto le condizioni esterne,
mode, pubblicità, influenzano il nostro modo di vivere.
Ventiquattro
ore senza spendere nulla credo sia impegnativo ma stimolante per
comprendere i bisogni autentici e quelli indotti. Si sa che viviamo
nella cosiddetta società dei consumi, nel senso che se non si
consumasse si fermerebbero le produzioni di beni, chiuderebbero le
aziende e molti lavoratori perderebbero la loro fonte di reddito, non
pagherebbero più le tasse e si impoverirebbe anche lo stato. Insomma
la dinamica è un po' questa.
Allora
perché suggerire questo giochino delle ventiquattro ore senza
acquisti. Se ci limitassimo a una giornata all'anno a titolo
simbolico non succederebbe niente sul piano economico, ma si
troverebbe più tempo da dedicare agli amici, ai familiari, si
potrebbe leggere e guardarsi intorno.
In
realtà penso che si dovrebbe andare oltre, alla ricerca di una vita
più semplice, di una maggiore sobrietà. Per mantenere questi
livelli di vita le nostre società devono produrre molti beni e per
produrre molti beni c'è bisogno di tanta energia. Le materie prime
per la produzione di energia, che l'uomo prende dalla natura, non
sono infinite e la popolazione mondiale tende a crescere velocemente.
Il
modello economico in cui noi viviamo, molto diffuso nel mondo ha
creato benessere a livelli diversi, ma dobbiamo anche dire che
accentrando la ricchezza nelle mani di pochi ha anche procurato una
grande povertà. I livelli di consumo raggiunti in grandi aree del
pianeta si stanno dimostrando incompatibili con l'ecosistema. I
cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento dell'atmosfera e
degli oceani stanno procurando danni immensi e cambiamenti epocali.
E'
evidente che tutti questi temi meritano di essere approfonditi, ma
voglio condividere con voi alcune riflessioni.
Quando
da ragazzo mi avvicinai alla politica avevo una vaga idea della
giustizia, dei rapporti fra gli uomini e di come io li desideravo.
Nei partiti trovavo in ognuno la difesa di determinati interessi, chi
si ispirava al mondo del lavoro e chi invece esaltava le differenze e
le varie opportunità della democrazia e delle libertà individuali.
Sentivo già allora un maggior interesse per le questioni che
riguardavano l'intera umanità che non quelle del singolo.
Siamo
tutti disposti ad ammettere che la nostra libertà finisce dove
inizia quella di un'altro, ma limitiamo per lo più questo concetto
al massimo dentro i confini nazionali.
Non
solo le guerre, la fame, i regimi dittatoriali, ma anche le nuove
condizioni climatiche sono motivo di grandi migrazioni. Oggi divido
il mondo in pance piene e pance vuote e finché c'è una pancia vuota
vuol dire che ancora non c'è giustizia.
Produrre
sempre di più per mantenere i nostri livelli di vita accelera il
consumo delle risorse e quindi l'impoverimento del pianeta. Le
energie alternative e pulite, da sole non sono sufficienti. Ancora
oggi le questioni drammatiche che ho citato inducono a cercare delle
risposte. Nella testa di chi governa il mondo pare non vi sia posto
per queste problematiche, l'ottica è sempre quella di puntare ad una
maggiore crescita, per uscire dalle crisi sempre più frequenti e
durature. Quello che però si prefigura è un maggiore precariato e
forme di lavoro che somigliano sempre di più a una nuova schiavitù.
La
critica all'economia in quanto modello, la critica alla tecnologia e
al cosiddetto progresso, la critica al monopolio, alla finanza, sono
sempre benefiche.
Occorre
diffidare di un certo ottimismo di buon mercato, di chi se ne serve
magari anche in buona fede spacciandosi per neutrale. Nulla è
neutrale, per la semplice ragione che tutto è prodotto dall'uomo.
Tutte le ricerche dell'uomo hanno carica positiva e negativa in
rapporto alla funzione per cui sono nate. Voglio dire che criticare
le armi ancora non comporta una implicita critica alla guerra. Il
rapporto fra l'aspetto positivo e negativo è sempre assai complesso,
ma c'è ed è bene ricordarsene sempre. Sembra si sia costruito un
fronte unico in favore della tecnica, dei monopoli, della
pseudoscienza dell'economia e delle sue regole.
Nella
critica a questa apparente armonia sarebbe insufficiente attaccare un
aspetto senza aggredire anche l'altro. Bisogna sempre essere molto
attenti nell'esaminare come le conquiste della moderna tecnologia
possono essere volte a beneficio dell'uomo, o contengano un
potenziale regressivo. Accettare senza riserve il progresso
tecnologico è sempre pericoloso. Gli strumenti e i metodi produttivi
si devono vagliare non solo in funzione del loro uso, ma dalle
ripercussioni e dall'impatto che possono determinare a livello
sociale.
Ennio
Mucelli
domenica 7 gennaio 2018
CIAO DIEGO
Il
2017 si è chiuso con una grande tristezza nel cuore di tantissimi
Burolesi.
Il
31 dicembre Diego Maniscalco ci ha lasciati.
Dipendente
Comunale da più di 30 anni, Diego si è sempre contraddistinto per
la sua serietà e puntigliosità sul lavoro, ma quello che spiccavano
in lui erano la generosità, l’altruismo, la sua disponibilità
verso tutti, il senso del bene comune.
Anche
se negli ultimi anni la malattia lo aveva messo alla prova duramente,
ha sempre cercato di combatterla con grande forza d’animo e volontà
e fino a quando le forze glielo hanno permesso non ha mai fatto
mancare il suo apporto lavorativo.
Di
Diego c’è un ricordo bello in ogni persona che lo ha incontrato e
non potrebbe essere diversamente. In chi lo ha conosciuto, in chi gli
ha lavorato quotidianamente accanto c’è una parte dell’aspetto
umano di Diego che porterà sempre nel cuore.
Il
mio personale è il ricordo del compagno di scuola prima,
successivamente del genitore attento nel seguire la crescita e le
esigenze di Mirko, del collaboratore prezioso nel risolvere i “guai”
a scuola. Sempre discreto nell’operare e nel trovare il momento più
opportuno per svolgere il suo lavoro senza disturbare l’attività
scolastica.
Diego,
mancherai a tantissimi, ma le persone non si perdono mai se le hai
nel cuore perché nessuno muore sulla Terra finché vive nel cuore di
chi resta. Abbiamo perso la tua presenza, ma ciò che ci hai
lasciato, quello non lo perderemo mai.
Ciao
Diego, ti salutiamo con questo Canto
Navajo
Non
restare a piangere sulla mia tomba.
Non
sono lì, non dormo.
Sono
mille venti che soffiano.
Sono
la scintilla diamante sulla neve.
Sono
la luce del sole sul grano maturo.
Sono
la pioggerellina d’autunno.
Quando
ti svegli nella quiete del mattino…
Sono
le stelle che brillano la notte.
Non
restare a piangere sulla mia tomba.
Non
sono lì, non dormo.
Simona
martedì 21 novembre 2017
domenica 19 novembre 2017
PANCHINE “SIGNIFICATIVE” E…. NON SOLO PRESSO LA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO “E. FERMI”
Alla
ripresa dell’anno scolastico la zona della fermata della GTT
adiacente la Scuola Secondaria di Primo Grado ha suscitato
l’interesse di alunni, insegnanti, genitori e non solo per
l’installazione di panchine colorate.
Tra
il gruppo delle panchine bianche spiccano quattro panchine colorate e
anche la scelta del colore non è stata fatta a caso ognuna poi
riporta una citazione riferita alla tematica.
Vi
abbiamo incuriosito?
La
panchina colorata di rosso
riporta ad un tema molto scottante in questo periodo: il
femminicidio. La citazione “Ciò
che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza
dei buoni”
scelta dall’ANPCI e ripresa dall’Amministrazione è di Martin
Luther King ,e non ha bisogno di ulteriori parole.
“Non
è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo”.
Questa
frase di cui non si conosce l’ autore , posta sulla panchina di
color
blu
ha un chiaro ed esplicito riferimento al fenomeno purtroppo sempre
più dilagante del bullismo.
Con
una colorazione più chiara, infatti,
è
azzurra,
la
panchina vuol ricordare un’altra tematica che come quella del
bullismo nel mondo della scuola è molto sentita: l’autismo. La
citazione riportata è di Rinaldo Sidoli “Un
bambino autistico non va cambiato, va capito e ascoltato con il
cuore”
“Credo
che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte
che si possa desiderare”,
la frase scritta da Andy Duarhol non poteva che essere dedicata alla
panchina verde
per ricordare a tutti che la Terra è nostra. Lei non ha bisogno
dell’uomo, ma l’uomo non può fare a meno di Lei.
E
a proposito di arte
…… Sulla parete della cabina dell’Enel sempre in prossimità
dell’ingresso alla Scuola spicca un bellissimo pannello murale
realizzato quattro anni fa dagli alunni della allora classe seconda,
guidati dalla maestria del professore Alfredo Samperi e con il
contributo di Ivrea Parcheggi.
Il
murales è stato realizzato, in duplice copia, su dei pannelli in
materiale plastico e rappresenta uno spaccato di vita carnevalesca.
La
copia principale è stata utilizzata per ricoprire una struttura
metallica messa a protezione per la caduta massi in piazza Borgoglio
ad Ivrea ed ha dimensioni maggiori rispetto a quella esposta accanto
alla nostra scuola.
La
realizzazione anche se minore come dimensioni merita di essere
osservata con gli occhi
del cuore.
Monica
e Simona
Il rapimento di Ennio...
Un'altra iniziativa del gruppo di redazione. Protagonisti ancora i bambini, con le loro paure, i pianti, i loro sorrisi, i loro commenti, la voglia di esprimersi e le loro urla. Verrebbe da dire che "non poteva andare meglio di così". Invece no, andrà ancora meglio di così, matureremo e prenderemo una maggiore confidenza con i nostri ruoli. I bambini sono importanti, dalla loro educazione, dalla loro preparazione dipende il nostro futuro. Si devono rimproverare quando è necessario, ma si devono coccolare e amare. Siamo molto motivati e determinati, miglioreremo.
Dopo il Mammutones, la fuga nel parco (mi hanno rapito le Masche). Qua e là le luci delle candele, strani rumori rompevano il silenzio, la luna lasciava intravedere i contorni di ogni cosa. La serata era magica e nel buio lunare ho incontrato una Masca, con lei ho atteso che si accendesse il grande falò.
Anche con le nostre, apparentemente piccole, iniziative possiamo tendere ad evitare che i nostri piccoli, diventati più grandicelli, non vedano l'ora di trascorrere il sabato pomeriggio nei centri commerciali. Non è colpa loro se questi sono diventati i soli punti di ritrovo e di aggregazione disponibili. A volte penso che questo sia sempre meglio che occupare il tempo a coltivare strane ideologie o ascoltare oratori che in realtà sono responsabili di tutto questo.
Forse i nostri ragazzi camminerebbero volentieri per le vie del loro quartiere, del loro paese, della loro città invece che nella confusione di luci, colori e musichette che pubblicizzano le varie offerte di prodotti. Sotto accusa sono le operazioni urbanistiche che per decenni hanno svuotato i centri abitati con interventi che hanno sostituito i più tradizionali luoghi di incontro e aggregazione, tipo le piazze, con l'accentramento di negozi e uffici.
Si è teso a privare i cittadini di quel senso spontaneo di solidarietà e a richiamarlo solo in certe circostanze secondo i fatti di cronaca.
Siamo bravi, lo abbiamo dimostrato, possiamo anche noi contribuire a costruire un mondo migliore.
Ennio
"Le masche " - il fantastico a misura di paese
Nei tempi
lunghi dell'inverno, quando uomini e bestie erano
costretti
all'immobilità dal sonno della campagna, nei fiati umidi delle stalle attorno alla lucerna
si raccontavano le faule (favole e leggende).
all'immobilità dal sonno della campagna, nei fiati umidi delle stalle attorno alla lucerna
si raccontavano le faule (favole e leggende).
Fate e
streghe, diavoli e trapassati uscivano dal reame pagano dei boschi
con le
loro crudeltà o i loro capricci, per suscitare problemi di convivenza con i mortali.
loro crudeltà o i loro capricci, per suscitare problemi di convivenza con i mortali.
La storia
delle "masche" veniva tramandata da filatrici rugose
o da scorbutici
barba (zio); dagli angoli remoti del paese, dalle cascine Taianda alla Vicaria, dalla
Bergandina al Dweis, si procedeva a esorcizzare il maligno con racconti di preti che
facevano la fisica (magia), di ragazze indemoniate che parlavano svariate lingue
straniere, di stoviglie che volavano, di donne che davano alla luce neonati con teste di
animali e così via.
barba (zio); dagli angoli remoti del paese, dalle cascine Taianda alla Vicaria, dalla
Bergandina al Dweis, si procedeva a esorcizzare il maligno con racconti di preti che
facevano la fisica (magia), di ragazze indemoniate che parlavano svariate lingue
straniere, di stoviglie che volavano, di donne che davano alla luce neonati con teste di
animali e così via.
II buio si
faceva più buio, i rumori facevano sobbalzare dalla paura, la pelle
si
accapponava.
accapponava.
Nei nostri
orecchi bambini si riversavano i turbini delle fate trasvolanti,
i
lamenti dei neonati sequestrati, le gelanti sghignazzate del diavolo e poi . . . . a dormire
nelle fredde camere dai letti caldi di buiota (contenitore metallico dell'acqua calda) e,
quando la luce si spegneva la magica paura ci accompagnava
lamenti dei neonati sequestrati, le gelanti sghignazzate del diavolo e poi . . . . a dormire
nelle fredde camere dai letti caldi di buiota (contenitore metallico dell'acqua calda) e,
quando la luce si spegneva la magica paura ci accompagnava
Al mattino,
a volte, ci sorprendeva la neve e i canti delle grive (merli)
i racconti
della sera annegavano in una tazza di latte caldo.
della sera annegavano in una tazza di latte caldo.
Il magico,
il divino, il favoloso inondavano i nostri pensieri e i brividi
di
emozione ci accompagnavano ancora nel buio. Solo le grandi mani nodose dei nostri
vecchi ci rassicuravano con ruvide carezze.
emozione ci accompagnavano ancora nel buio. Solo le grandi mani nodose dei nostri
vecchi ci rassicuravano con ruvide carezze.
Un vecchio
del paese mi raccontò una storia che intitolerei il posto fresco
delle
civette (in burolese "a post fresc d'i nuc"):
civette (in burolese "a post fresc d'i nuc"):
Da quando
ero bambino, molto tempo fa, sulla nostra collina Serra grande c'era
un
posto, al limitare del bosco, dove si coltivavano i castagni da frutto (arbui).
posto, al limitare del bosco, dove si coltivavano i castagni da frutto (arbui).
Sotto
queste piante l'erba era rasa e crescevano fiori e frutti di bosco.
Anche nella
calura estiva quel posto era sempre stranamente fresco.
Li
nidificavano le civette e nelle notti di luna chiara si potevano
ammirare i loro occhi
tondi brillare. Il loro canto notturrno faceva sentire un brivido lungo la schiena.
tondi brillare. Il loro canto notturrno faceva sentire un brivido lungo la schiena.
Che posto
strano era quello !
Le castagne
di quegli alberi erano particolarmente dolci e morbide e avevano
un
singolare odore di zolfo.
singolare odore di zolfo.
Qualcuno
diceva di aver visto il diavolo aggirarsi lì di notte e le civette
precipitare al
suolo come palle di fuoco.
suolo come palle di fuoco.
sabato 11 novembre 2017
mercoledì 1 novembre 2017
venerdì 27 ottobre 2017
LUDOPATIA
GIOCO
D’AZZARDO E SLOT MACHINE
Siamo
il nono paese al mondo per perdite di denaro dovute al gioco
d’azzardo legale che in Italia rappresenta la terza industria, con
il 3% del Pil nazionale e 5.000 aziende in aumento esponenziale.
Peggio di noi gli Stati Uniti (USA), la Cina, il Giappone e altri.
Tra l’altro quelli citati sono tutti più popolosi del nostro
paese.
Nel
2016 in Italia il gioco d’azzardo ha divorato 95 miliardi di euro,
di cui 10 sono andati nelle casse dello Stato.
Si
gioca nelle lotterie, si gioca online e scommesse. La maggiore quota
si spende nelle slot machine, circa 5,8 miliardi di euro, in media
180 euro l’anno pro capite (oltre 3,5 miliardi di euro invece è
quanto si spende in giochi numerici e lotterie (1,8 dal lotto; 1,3 da
gratta e vinci; 0,47 dal superenalotto). In Italia sono installate
400.000 macchinette, pari a una ogni 150 abitanti. Abbiamo solo 4
casinò, pochi rispetto ad altri paesi, ma compensiamo con una
abbondante diffusione di slot machine.
Si
sono moltiplicate le slot nei bar, nelle tabaccherie e nelle apposite
sale giochi; è prevalsa insomma la logica commerciale.
Oggi
c’è una malattia che attraversa i vari strati sociali, viene
chiamata “ludopatia”. E’ una malattia subdola, pericolosa, che
ha già procurato diverse vittime; si può curare, ma non è facile.
Sociologi e psicologi confermano che soprattutto le classi più
povere sono inclini a cercare nel gioco il riscatto da una situazione
economica difficile. La probabilità di vincere una grossa somma è
veramente esigua. E’ frequente la vincita del prezzo del biglietto,
un trucco a costo zero per dare l’illusione che vincere sia facile
e indurre a continuare a giocare. Le slot machine non hanno memoria,
non importa quante volte si è giocato o perso, la probabilità di
una vincita rimane praticamente nulla.
Comprare
un biglietto o tentare la fortuna non è necessariamente un male,
finché rimane nell’ambito del gioco.
Il
problema è quando diventa dipendenza, cioè patologia.
Dell’insorgenza
di questa “malattia” ci si può accorgere con una maggiore
attenzione ai nostri comportamenti, quando ad esempio cominciamo a
giocare cifre che vanno oltre quelle che ci eravamo prefissi e il
desiderio di giocare è più forte della volontà di controllarsi.
In
alcune località i cittadini consapevoli dei rischi che comporta il
gioco, si sono organizzati facendo prevalere il proprio dissenso alla
realizzazione delle sale da gioco.
E’
bene utilizzare questa forza anche per sollecitare il Governo e il
Parlamento perché al più presto sia disciplinata questa materia con
una legge che toglie la discrezionalità al singolo.
L’obiettivo
per tutti deve essere quello di una riduzione urgente dell’offerta
del gioco, che le macchinette siano tutte collegate al “sistema
remoto” e venga salvaguardata la salute pubblica allontanandole
dalla vicinanza dalle scuole e dalle zone sensibili. Queste dannate
macchinette devono definitivamente sparire dai bar, delle
tabaccherie, dagli alberghi, dalle edicole, dagli esercizi
commerciali e dagli stabilimenti balneari. Non si parla di
proibizionismo, ma di prevenzione e tutela della nostra salute e di
quella dei nostri figli.
Le
restrizioni che chiedono molti comuni si rifanno ai regolamenti già
approvati da altri come ad esempio quello di Rivoli, regolamenti che
hanno già superato il vaglio dei ricorsi al TAR. In queste norme si
dice che le sale gioco devono essere a 300 metri di distanza dalle
scuole, dai luoghi di culto, dagli ospedali e dalle case di cura e
almeno a 150 metri dagli sportelli bancomat o dai compro oro. (A
Burolo nel “Regolamento per le sale giochi e per l’installazione
di apparecchi elettronici da intrattenimento o da gioco” approvato
con deliberazione del consiglio comunale n. 3 del 29 gennaio 2017 è
prevista una distanza minima di 400 metri da scuole, bancomat o
ingressi a sportelli bancari, …)
A
Burolo c'è una sala gioco adiacente a una banca con bancomat. In
riferimento alla legge regionale del 2/5/2016 (legge
regionale
n.9/2016 “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione
del gioco d'azzardo patologico”) questa
sala, così come altre sul territorio regionale, dovrà essere
chiusa.
Anche
se timidamente la legge incomincia a far rispettare alcune regole
ormai condivise. I tempi per la chiusura variano dai diciotto mesi ai
tre anni o ai cinque anni, secondo la tipologia e la localizzazione
del gioco.
Non
esiste una normativa comunitaria specifica sul gioco d’azzardo. Il
Parlamento europeo ha però approvato nel 2013 una risoluzione nella
quale si afferma la legittimità degli interventi degli stati membri
a tutela dei giocatori.
I
comuni hanno comunque la facoltà, di limitare con un’ordinanza
l’orario di utilizzo dei videopoker, sia nelle sale da gioco che
nei bar e nelle tabaccherie.
I
vecchi SERT, servizi contro le tossicodipendenze nel 2016 si sono
trasformati in SERD. E’ stato loro affidato anche la cura da
dipendenza per tabagismo, alcolismo e gioco d’azzardo.
Per
fare un’autentica prevenzione hanno però bisogno di più risorse e
mezzi. Compito del SERD, che è un servizio pubblico, è quello di
seguire i pazienti nelle varie dipendenze. Gli operatori hanno
acquisito una professionalità pluridisciplinare, in grado cioè di
poter affrontare le varie patologie.
In
Italia circa 300.000 persone si sono rivolte nell’ultimo anno al
SERD, una cifra impressionante, ma non significativa rispetto al
numero di giocatori, perché rappresenta un fenomeno quasi
completamente sommerso. Nella nostra ASL TO4 sono 202 le persone in
carico al servizio solo per dipendenza da gioco:
|
ASL TO4 Sedi |
Pz giocatori seguiti durante il primo semestre 2017
|
Pazienti attivi al 30.06.2017 |
Nuove prese in carico nel primo semestre 2017 |
|
Ivrea |
48
|
35
|
10
|
|
Rivarolo |
36
|
29
|
3
|
|
Caluso |
15
|
13
|
1
|
|
Settimo/Chiasso |
78
|
64
|
10
|
|
Ciriè |
25
|
25
|
4
|
|
Totale |
202 |
166
|
28 |
Dati
pazienti in carico per Dipendenza da Gioco d’azzardo Patologico/
Problematico - Rilevazione primo semestre 2017
Di
questi una settantina sono della zona eporediese, ma rappresentano
“una piccola punta dell’iceberg” rispetto al fenomeno. Il SERD
collabora anche con il privato sociale e con alcuni volontari; a
Baldissero Canavese ad esempio esiste una comunità terapeutica
che si chiama Notre Dame, gestita dal Centro torinese di solidarietà
che ospita persone con dipendenza da gioco che aderiscono al progetto
terapeutico. I volontari, invece, fanno parte dell’associazione
“GA Italia” (giocatori anonimi Italia) collaborano organizzando
incontri settimanalmente ad Ivrea, dove solo qualche mese fa, hanno
inaugurato la sede.
Esiste
un sito dei GA: http://www.giocatorianonimi.org/piemonte.html
ed hanno un recapito telefonico per contattarli: 3200316497.
L’ottimo
lavoro di tutti i professionisti e volontari permette alle persone
che giocano d’azzardo di essere aiutate e curate.
LA
REDAZIONE
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