NOTIZIE, CURIOSITA' E DIALOGHI CON I BUROLESI "Ognuno può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato" Adriano Olivetti
martedì 21 novembre 2017
domenica 19 novembre 2017
PANCHINE “SIGNIFICATIVE” E…. NON SOLO PRESSO LA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO “E. FERMI”
Alla
ripresa dell’anno scolastico la zona della fermata della GTT
adiacente la Scuola Secondaria di Primo Grado ha suscitato
l’interesse di alunni, insegnanti, genitori e non solo per
l’installazione di panchine colorate.
Tra
il gruppo delle panchine bianche spiccano quattro panchine colorate e
anche la scelta del colore non è stata fatta a caso ognuna poi
riporta una citazione riferita alla tematica.
Vi
abbiamo incuriosito?
La
panchina colorata di rosso
riporta ad un tema molto scottante in questo periodo: il
femminicidio. La citazione “Ciò
che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza
dei buoni”
scelta dall’ANPCI e ripresa dall’Amministrazione è di Martin
Luther King ,e non ha bisogno di ulteriori parole.
“Non
è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo”.
Questa
frase di cui non si conosce l’ autore , posta sulla panchina di
color
blu
ha un chiaro ed esplicito riferimento al fenomeno purtroppo sempre
più dilagante del bullismo.
Con
una colorazione più chiara, infatti,
è
azzurra,
la
panchina vuol ricordare un’altra tematica che come quella del
bullismo nel mondo della scuola è molto sentita: l’autismo. La
citazione riportata è di Rinaldo Sidoli “Un
bambino autistico non va cambiato, va capito e ascoltato con il
cuore”
“Credo
che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte
che si possa desiderare”,
la frase scritta da Andy Duarhol non poteva che essere dedicata alla
panchina verde
per ricordare a tutti che la Terra è nostra. Lei non ha bisogno
dell’uomo, ma l’uomo non può fare a meno di Lei.
E
a proposito di arte
…… Sulla parete della cabina dell’Enel sempre in prossimità
dell’ingresso alla Scuola spicca un bellissimo pannello murale
realizzato quattro anni fa dagli alunni della allora classe seconda,
guidati dalla maestria del professore Alfredo Samperi e con il
contributo di Ivrea Parcheggi.
Il
murales è stato realizzato, in duplice copia, su dei pannelli in
materiale plastico e rappresenta uno spaccato di vita carnevalesca.
La
copia principale è stata utilizzata per ricoprire una struttura
metallica messa a protezione per la caduta massi in piazza Borgoglio
ad Ivrea ed ha dimensioni maggiori rispetto a quella esposta accanto
alla nostra scuola.
La
realizzazione anche se minore come dimensioni merita di essere
osservata con gli occhi
del cuore.
Monica
e Simona
Il rapimento di Ennio...
Un'altra iniziativa del gruppo di redazione. Protagonisti ancora i bambini, con le loro paure, i pianti, i loro sorrisi, i loro commenti, la voglia di esprimersi e le loro urla. Verrebbe da dire che "non poteva andare meglio di così". Invece no, andrà ancora meglio di così, matureremo e prenderemo una maggiore confidenza con i nostri ruoli. I bambini sono importanti, dalla loro educazione, dalla loro preparazione dipende il nostro futuro. Si devono rimproverare quando è necessario, ma si devono coccolare e amare. Siamo molto motivati e determinati, miglioreremo.
Dopo il Mammutones, la fuga nel parco (mi hanno rapito le Masche). Qua e là le luci delle candele, strani rumori rompevano il silenzio, la luna lasciava intravedere i contorni di ogni cosa. La serata era magica e nel buio lunare ho incontrato una Masca, con lei ho atteso che si accendesse il grande falò.
Anche con le nostre, apparentemente piccole, iniziative possiamo tendere ad evitare che i nostri piccoli, diventati più grandicelli, non vedano l'ora di trascorrere il sabato pomeriggio nei centri commerciali. Non è colpa loro se questi sono diventati i soli punti di ritrovo e di aggregazione disponibili. A volte penso che questo sia sempre meglio che occupare il tempo a coltivare strane ideologie o ascoltare oratori che in realtà sono responsabili di tutto questo.
Forse i nostri ragazzi camminerebbero volentieri per le vie del loro quartiere, del loro paese, della loro città invece che nella confusione di luci, colori e musichette che pubblicizzano le varie offerte di prodotti. Sotto accusa sono le operazioni urbanistiche che per decenni hanno svuotato i centri abitati con interventi che hanno sostituito i più tradizionali luoghi di incontro e aggregazione, tipo le piazze, con l'accentramento di negozi e uffici.
Si è teso a privare i cittadini di quel senso spontaneo di solidarietà e a richiamarlo solo in certe circostanze secondo i fatti di cronaca.
Siamo bravi, lo abbiamo dimostrato, possiamo anche noi contribuire a costruire un mondo migliore.
Ennio
"Le masche " - il fantastico a misura di paese
Nei tempi
lunghi dell'inverno, quando uomini e bestie erano
costretti
all'immobilità dal sonno della campagna, nei fiati umidi delle stalle attorno alla lucerna
si raccontavano le faule (favole e leggende).
all'immobilità dal sonno della campagna, nei fiati umidi delle stalle attorno alla lucerna
si raccontavano le faule (favole e leggende).
Fate e
streghe, diavoli e trapassati uscivano dal reame pagano dei boschi
con le
loro crudeltà o i loro capricci, per suscitare problemi di convivenza con i mortali.
loro crudeltà o i loro capricci, per suscitare problemi di convivenza con i mortali.
La storia
delle "masche" veniva tramandata da filatrici rugose
o da scorbutici
barba (zio); dagli angoli remoti del paese, dalle cascine Taianda alla Vicaria, dalla
Bergandina al Dweis, si procedeva a esorcizzare il maligno con racconti di preti che
facevano la fisica (magia), di ragazze indemoniate che parlavano svariate lingue
straniere, di stoviglie che volavano, di donne che davano alla luce neonati con teste di
animali e così via.
barba (zio); dagli angoli remoti del paese, dalle cascine Taianda alla Vicaria, dalla
Bergandina al Dweis, si procedeva a esorcizzare il maligno con racconti di preti che
facevano la fisica (magia), di ragazze indemoniate che parlavano svariate lingue
straniere, di stoviglie che volavano, di donne che davano alla luce neonati con teste di
animali e così via.
II buio si
faceva più buio, i rumori facevano sobbalzare dalla paura, la pelle
si
accapponava.
accapponava.
Nei nostri
orecchi bambini si riversavano i turbini delle fate trasvolanti,
i
lamenti dei neonati sequestrati, le gelanti sghignazzate del diavolo e poi . . . . a dormire
nelle fredde camere dai letti caldi di buiota (contenitore metallico dell'acqua calda) e,
quando la luce si spegneva la magica paura ci accompagnava
lamenti dei neonati sequestrati, le gelanti sghignazzate del diavolo e poi . . . . a dormire
nelle fredde camere dai letti caldi di buiota (contenitore metallico dell'acqua calda) e,
quando la luce si spegneva la magica paura ci accompagnava
Al mattino,
a volte, ci sorprendeva la neve e i canti delle grive (merli)
i racconti
della sera annegavano in una tazza di latte caldo.
della sera annegavano in una tazza di latte caldo.
Il magico,
il divino, il favoloso inondavano i nostri pensieri e i brividi
di
emozione ci accompagnavano ancora nel buio. Solo le grandi mani nodose dei nostri
vecchi ci rassicuravano con ruvide carezze.
emozione ci accompagnavano ancora nel buio. Solo le grandi mani nodose dei nostri
vecchi ci rassicuravano con ruvide carezze.
Un vecchio
del paese mi raccontò una storia che intitolerei il posto fresco
delle
civette (in burolese "a post fresc d'i nuc"):
civette (in burolese "a post fresc d'i nuc"):
Da quando
ero bambino, molto tempo fa, sulla nostra collina Serra grande c'era
un
posto, al limitare del bosco, dove si coltivavano i castagni da frutto (arbui).
posto, al limitare del bosco, dove si coltivavano i castagni da frutto (arbui).
Sotto
queste piante l'erba era rasa e crescevano fiori e frutti di bosco.
Anche nella
calura estiva quel posto era sempre stranamente fresco.
Li
nidificavano le civette e nelle notti di luna chiara si potevano
ammirare i loro occhi
tondi brillare. Il loro canto notturrno faceva sentire un brivido lungo la schiena.
tondi brillare. Il loro canto notturrno faceva sentire un brivido lungo la schiena.
Che posto
strano era quello !
Le castagne
di quegli alberi erano particolarmente dolci e morbide e avevano
un
singolare odore di zolfo.
singolare odore di zolfo.
Qualcuno
diceva di aver visto il diavolo aggirarsi lì di notte e le civette
precipitare al
suolo come palle di fuoco.
suolo come palle di fuoco.
sabato 11 novembre 2017
mercoledì 1 novembre 2017
venerdì 27 ottobre 2017
LUDOPATIA
GIOCO
D’AZZARDO E SLOT MACHINE
Siamo
il nono paese al mondo per perdite di denaro dovute al gioco
d’azzardo legale che in Italia rappresenta la terza industria, con
il 3% del Pil nazionale e 5.000 aziende in aumento esponenziale.
Peggio di noi gli Stati Uniti (USA), la Cina, il Giappone e altri.
Tra l’altro quelli citati sono tutti più popolosi del nostro
paese.
Nel
2016 in Italia il gioco d’azzardo ha divorato 95 miliardi di euro,
di cui 10 sono andati nelle casse dello Stato.
Si
gioca nelle lotterie, si gioca online e scommesse. La maggiore quota
si spende nelle slot machine, circa 5,8 miliardi di euro, in media
180 euro l’anno pro capite (oltre 3,5 miliardi di euro invece è
quanto si spende in giochi numerici e lotterie (1,8 dal lotto; 1,3 da
gratta e vinci; 0,47 dal superenalotto). In Italia sono installate
400.000 macchinette, pari a una ogni 150 abitanti. Abbiamo solo 4
casinò, pochi rispetto ad altri paesi, ma compensiamo con una
abbondante diffusione di slot machine.
Si
sono moltiplicate le slot nei bar, nelle tabaccherie e nelle apposite
sale giochi; è prevalsa insomma la logica commerciale.
Oggi
c’è una malattia che attraversa i vari strati sociali, viene
chiamata “ludopatia”. E’ una malattia subdola, pericolosa, che
ha già procurato diverse vittime; si può curare, ma non è facile.
Sociologi e psicologi confermano che soprattutto le classi più
povere sono inclini a cercare nel gioco il riscatto da una situazione
economica difficile. La probabilità di vincere una grossa somma è
veramente esigua. E’ frequente la vincita del prezzo del biglietto,
un trucco a costo zero per dare l’illusione che vincere sia facile
e indurre a continuare a giocare. Le slot machine non hanno memoria,
non importa quante volte si è giocato o perso, la probabilità di
una vincita rimane praticamente nulla.
Comprare
un biglietto o tentare la fortuna non è necessariamente un male,
finché rimane nell’ambito del gioco.
Il
problema è quando diventa dipendenza, cioè patologia.
Dell’insorgenza
di questa “malattia” ci si può accorgere con una maggiore
attenzione ai nostri comportamenti, quando ad esempio cominciamo a
giocare cifre che vanno oltre quelle che ci eravamo prefissi e il
desiderio di giocare è più forte della volontà di controllarsi.
In
alcune località i cittadini consapevoli dei rischi che comporta il
gioco, si sono organizzati facendo prevalere il proprio dissenso alla
realizzazione delle sale da gioco.
E’
bene utilizzare questa forza anche per sollecitare il Governo e il
Parlamento perché al più presto sia disciplinata questa materia con
una legge che toglie la discrezionalità al singolo.
L’obiettivo
per tutti deve essere quello di una riduzione urgente dell’offerta
del gioco, che le macchinette siano tutte collegate al “sistema
remoto” e venga salvaguardata la salute pubblica allontanandole
dalla vicinanza dalle scuole e dalle zone sensibili. Queste dannate
macchinette devono definitivamente sparire dai bar, delle
tabaccherie, dagli alberghi, dalle edicole, dagli esercizi
commerciali e dagli stabilimenti balneari. Non si parla di
proibizionismo, ma di prevenzione e tutela della nostra salute e di
quella dei nostri figli.
Le
restrizioni che chiedono molti comuni si rifanno ai regolamenti già
approvati da altri come ad esempio quello di Rivoli, regolamenti che
hanno già superato il vaglio dei ricorsi al TAR. In queste norme si
dice che le sale gioco devono essere a 300 metri di distanza dalle
scuole, dai luoghi di culto, dagli ospedali e dalle case di cura e
almeno a 150 metri dagli sportelli bancomat o dai compro oro. (A
Burolo nel “Regolamento per le sale giochi e per l’installazione
di apparecchi elettronici da intrattenimento o da gioco” approvato
con deliberazione del consiglio comunale n. 3 del 29 gennaio 2017 è
prevista una distanza minima di 400 metri da scuole, bancomat o
ingressi a sportelli bancari, …)
A
Burolo c'è una sala gioco adiacente a una banca con bancomat. In
riferimento alla legge regionale del 2/5/2016 (legge
regionale
n.9/2016 “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione
del gioco d'azzardo patologico”) questa
sala, così come altre sul territorio regionale, dovrà essere
chiusa.
Anche
se timidamente la legge incomincia a far rispettare alcune regole
ormai condivise. I tempi per la chiusura variano dai diciotto mesi ai
tre anni o ai cinque anni, secondo la tipologia e la localizzazione
del gioco.
Non
esiste una normativa comunitaria specifica sul gioco d’azzardo. Il
Parlamento europeo ha però approvato nel 2013 una risoluzione nella
quale si afferma la legittimità degli interventi degli stati membri
a tutela dei giocatori.
I
comuni hanno comunque la facoltà, di limitare con un’ordinanza
l’orario di utilizzo dei videopoker, sia nelle sale da gioco che
nei bar e nelle tabaccherie.
I
vecchi SERT, servizi contro le tossicodipendenze nel 2016 si sono
trasformati in SERD. E’ stato loro affidato anche la cura da
dipendenza per tabagismo, alcolismo e gioco d’azzardo.
Per
fare un’autentica prevenzione hanno però bisogno di più risorse e
mezzi. Compito del SERD, che è un servizio pubblico, è quello di
seguire i pazienti nelle varie dipendenze. Gli operatori hanno
acquisito una professionalità pluridisciplinare, in grado cioè di
poter affrontare le varie patologie.
In
Italia circa 300.000 persone si sono rivolte nell’ultimo anno al
SERD, una cifra impressionante, ma non significativa rispetto al
numero di giocatori, perché rappresenta un fenomeno quasi
completamente sommerso. Nella nostra ASL TO4 sono 202 le persone in
carico al servizio solo per dipendenza da gioco:
|
ASL TO4 Sedi |
Pz giocatori seguiti durante il primo semestre 2017
|
Pazienti attivi al 30.06.2017 |
Nuove prese in carico nel primo semestre 2017 |
|
Ivrea |
48
|
35
|
10
|
|
Rivarolo |
36
|
29
|
3
|
|
Caluso |
15
|
13
|
1
|
|
Settimo/Chiasso |
78
|
64
|
10
|
|
Ciriè |
25
|
25
|
4
|
|
Totale |
202 |
166
|
28 |
Dati
pazienti in carico per Dipendenza da Gioco d’azzardo Patologico/
Problematico - Rilevazione primo semestre 2017
Di
questi una settantina sono della zona eporediese, ma rappresentano
“una piccola punta dell’iceberg” rispetto al fenomeno. Il SERD
collabora anche con il privato sociale e con alcuni volontari; a
Baldissero Canavese ad esempio esiste una comunità terapeutica
che si chiama Notre Dame, gestita dal Centro torinese di solidarietà
che ospita persone con dipendenza da gioco che aderiscono al progetto
terapeutico. I volontari, invece, fanno parte dell’associazione
“GA Italia” (giocatori anonimi Italia) collaborano organizzando
incontri settimanalmente ad Ivrea, dove solo qualche mese fa, hanno
inaugurato la sede.
Esiste
un sito dei GA: http://www.giocatorianonimi.org/piemonte.html
ed hanno un recapito telefonico per contattarli: 3200316497.
L’ottimo
lavoro di tutti i professionisti e volontari permette alle persone
che giocano d’azzardo di essere aiutate e curate.
LA
REDAZIONE
domenica 22 ottobre 2017
FESTA DELLE MASCHE
MERCOLEDI' 1° NOVEMBRE: SOLO PER BAMBINI CORAGGIOSI!
Al Castello Basso di Burolo, solo bambini coraggiosi, potranno entrare in una storia magica di masche e masconi.
Alle 17.30 ritrovo nel cortile di via Parrocchia 15, dove andremo alla ricerca, nel parco secolare del castello, di magie e misteri.
Esistono realmante le masche? Chi sono? Cosa fanno? Le incontreremo?
lunedì 16 ottobre 2017
martedì 3 ottobre 2017
alle ore 21,00 alla
Biblioteca di Burolo “Diego Lambert” ci sarà l'autrice di SCOZIA EXPRESS, Debora Bocchiardo, che presenterà il suo libro
Biblioteca di Burolo “Diego Lambert” ci sarà l'autrice di SCOZIA EXPRESS, Debora Bocchiardo, che presenterà il suo libro
“Scozia
Express” è un racconto
fra azione e thriller, spionaggio internazionale e avventura, con
quel leggerissimo tocco di romanticismo che completa un quadro
eccellente. Una lettura divertente e accattivante, che permette anche
di scoprire storia e cultura della Scozia. Un’occasione per
viaggiare con la fantasia in compagnia di protagonisti decisamente
straordinari!
Debora
Bocchiardo, scrittrice e giornalista canavesana, è al suo terzo
romanzo.
Dicono
dalla casa editrice presentando “Scozia Express”:
“Ha
condiviso un percorso di studio e ricerca con un professore inglese
ed ora si ritrova in Scozia, coinvolta in una operazione della
massima importanza, affiancata da un personaggio tanto affascinante
quanto ambiguo. Se qualcuno avesse detto a Sabrina Valle che cosa le
sarebbe accaduto di lì a poco, probabilmente lei avrebbe riso fino
alle lacrime. Eppure la verità è spietatamente reale. Una piccola
pen drive contenente delle coordinate di vitale importanza potrebbe
essere la chiave per la salvezza del mondo intero da un disastro
terroristico. Ci sono di mezzo i N.E.S.S. (Northern Europe Secret
Service) ed il pericolo si nasconde nelle profondità del celebre
Loch Ness. Che sia una coincidenza? Preparatevi per ritrovarvi
incollati alle pagine di un racconto che non vi permetterà di
respirare, fra azione e thriller, spionaggio internazionale e
avventura, con quel leggerissimo tocco di romanticismo che completa
un quadro eccellente”.
Debora
Bocchiardo,
nata a Ivrea il 22 giugno 1970, laureata in Lettere Moderne con una
tesi in storia e critica del cinema, è una giornalista da anni
attiva, come ufficio stampa, nella promozione di eventi culturali e
turistici. Insegna Storia del Cinema in diverse Università delle Tre
Età della provincia di Torino. Oltre a numerose esperienze
lavorative presso le testate giornalistiche e le emittenti televisive
locali, ha lavorato per la Rai. Dopo aver curato la realizzazione di
alcuni volumi di carattere storico o informativo per la Regione
Piemonte, ha scritto i romanzi Onorina
Voleva l’America (2011)
e Qualcosa
Accadrà – La storia di Charlie (2013).
Nel 2012 ha realizzato una prima raccolta di fiabe, Magie
di Natale,
seguita da Trilogia
di Natale nel
2014.
sabato 30 settembre 2017
La notte delle masche...
La notte di Ognissanti ballano per le vie del paese le Masche: si creano all'improvviso spazi magici e, se si è fiduciosi, è possibile intravedere queste figure mitiche della tradizione popolare piemontese.
Con gli amici del Castello Basso, vorremo proporre un'altra fiaba animata, visto anche il successo di quest'estate della Favola di Merlina, ma protagoniste questa volta saranno le masche e i servan.
Chi vuole venire a darci una mano?
Abbiamo bisogno di teatranti senza vergogna e senza talento, commediografi, scenografi o pseudo tali e trovarobe-tuttofare...
Ci ritroviamo SABATO 7 OTTOBRE alle 17.30 in biblioteca, in centro a Burolo!
readazione.burolo@gmail.com
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