NOTIZIE, CURIOSITA' E DIALOGHI CON I BUROLESI "Ognuno può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato" Adriano Olivetti
martedì 21 novembre 2017
domenica 19 novembre 2017
PANCHINE “SIGNIFICATIVE” E…. NON SOLO PRESSO LA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO “E. FERMI”
Alla
ripresa dell’anno scolastico la zona della fermata della GTT
adiacente la Scuola Secondaria di Primo Grado ha suscitato
l’interesse di alunni, insegnanti, genitori e non solo per
l’installazione di panchine colorate.
Tra
il gruppo delle panchine bianche spiccano quattro panchine colorate e
anche la scelta del colore non è stata fatta a caso ognuna poi
riporta una citazione riferita alla tematica.
Vi
abbiamo incuriosito?
La
panchina colorata di rosso
riporta ad un tema molto scottante in questo periodo: il
femminicidio. La citazione “Ciò
che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza
dei buoni”
scelta dall’ANPCI e ripresa dall’Amministrazione è di Martin
Luther King ,e non ha bisogno di ulteriori parole.
“Non
è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo”.
Questa
frase di cui non si conosce l’ autore , posta sulla panchina di
color
blu
ha un chiaro ed esplicito riferimento al fenomeno purtroppo sempre
più dilagante del bullismo.
Con
una colorazione più chiara, infatti,
è
azzurra,
la
panchina vuol ricordare un’altra tematica che come quella del
bullismo nel mondo della scuola è molto sentita: l’autismo. La
citazione riportata è di Rinaldo Sidoli “Un
bambino autistico non va cambiato, va capito e ascoltato con il
cuore”
“Credo
che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte
che si possa desiderare”,
la frase scritta da Andy Duarhol non poteva che essere dedicata alla
panchina verde
per ricordare a tutti che la Terra è nostra. Lei non ha bisogno
dell’uomo, ma l’uomo non può fare a meno di Lei.
E
a proposito di arte
…… Sulla parete della cabina dell’Enel sempre in prossimità
dell’ingresso alla Scuola spicca un bellissimo pannello murale
realizzato quattro anni fa dagli alunni della allora classe seconda,
guidati dalla maestria del professore Alfredo Samperi e con il
contributo di Ivrea Parcheggi.
Il
murales è stato realizzato, in duplice copia, su dei pannelli in
materiale plastico e rappresenta uno spaccato di vita carnevalesca.
La
copia principale è stata utilizzata per ricoprire una struttura
metallica messa a protezione per la caduta massi in piazza Borgoglio
ad Ivrea ed ha dimensioni maggiori rispetto a quella esposta accanto
alla nostra scuola.
La
realizzazione anche se minore come dimensioni merita di essere
osservata con gli occhi
del cuore.
Monica
e Simona
Il rapimento di Ennio...
Un'altra iniziativa del gruppo di redazione. Protagonisti ancora i bambini, con le loro paure, i pianti, i loro sorrisi, i loro commenti, la voglia di esprimersi e le loro urla. Verrebbe da dire che "non poteva andare meglio di così". Invece no, andrà ancora meglio di così, matureremo e prenderemo una maggiore confidenza con i nostri ruoli. I bambini sono importanti, dalla loro educazione, dalla loro preparazione dipende il nostro futuro. Si devono rimproverare quando è necessario, ma si devono coccolare e amare. Siamo molto motivati e determinati, miglioreremo.
Dopo il Mammutones, la fuga nel parco (mi hanno rapito le Masche). Qua e là le luci delle candele, strani rumori rompevano il silenzio, la luna lasciava intravedere i contorni di ogni cosa. La serata era magica e nel buio lunare ho incontrato una Masca, con lei ho atteso che si accendesse il grande falò.
Anche con le nostre, apparentemente piccole, iniziative possiamo tendere ad evitare che i nostri piccoli, diventati più grandicelli, non vedano l'ora di trascorrere il sabato pomeriggio nei centri commerciali. Non è colpa loro se questi sono diventati i soli punti di ritrovo e di aggregazione disponibili. A volte penso che questo sia sempre meglio che occupare il tempo a coltivare strane ideologie o ascoltare oratori che in realtà sono responsabili di tutto questo.
Forse i nostri ragazzi camminerebbero volentieri per le vie del loro quartiere, del loro paese, della loro città invece che nella confusione di luci, colori e musichette che pubblicizzano le varie offerte di prodotti. Sotto accusa sono le operazioni urbanistiche che per decenni hanno svuotato i centri abitati con interventi che hanno sostituito i più tradizionali luoghi di incontro e aggregazione, tipo le piazze, con l'accentramento di negozi e uffici.
Si è teso a privare i cittadini di quel senso spontaneo di solidarietà e a richiamarlo solo in certe circostanze secondo i fatti di cronaca.
Siamo bravi, lo abbiamo dimostrato, possiamo anche noi contribuire a costruire un mondo migliore.
Ennio
"Le masche " - il fantastico a misura di paese
Nei tempi
lunghi dell'inverno, quando uomini e bestie erano
costretti
all'immobilità dal sonno della campagna, nei fiati umidi delle stalle attorno alla lucerna
si raccontavano le faule (favole e leggende).
all'immobilità dal sonno della campagna, nei fiati umidi delle stalle attorno alla lucerna
si raccontavano le faule (favole e leggende).
Fate e
streghe, diavoli e trapassati uscivano dal reame pagano dei boschi
con le
loro crudeltà o i loro capricci, per suscitare problemi di convivenza con i mortali.
loro crudeltà o i loro capricci, per suscitare problemi di convivenza con i mortali.
La storia
delle "masche" veniva tramandata da filatrici rugose
o da scorbutici
barba (zio); dagli angoli remoti del paese, dalle cascine Taianda alla Vicaria, dalla
Bergandina al Dweis, si procedeva a esorcizzare il maligno con racconti di preti che
facevano la fisica (magia), di ragazze indemoniate che parlavano svariate lingue
straniere, di stoviglie che volavano, di donne che davano alla luce neonati con teste di
animali e così via.
barba (zio); dagli angoli remoti del paese, dalle cascine Taianda alla Vicaria, dalla
Bergandina al Dweis, si procedeva a esorcizzare il maligno con racconti di preti che
facevano la fisica (magia), di ragazze indemoniate che parlavano svariate lingue
straniere, di stoviglie che volavano, di donne che davano alla luce neonati con teste di
animali e così via.
II buio si
faceva più buio, i rumori facevano sobbalzare dalla paura, la pelle
si
accapponava.
accapponava.
Nei nostri
orecchi bambini si riversavano i turbini delle fate trasvolanti,
i
lamenti dei neonati sequestrati, le gelanti sghignazzate del diavolo e poi . . . . a dormire
nelle fredde camere dai letti caldi di buiota (contenitore metallico dell'acqua calda) e,
quando la luce si spegneva la magica paura ci accompagnava
lamenti dei neonati sequestrati, le gelanti sghignazzate del diavolo e poi . . . . a dormire
nelle fredde camere dai letti caldi di buiota (contenitore metallico dell'acqua calda) e,
quando la luce si spegneva la magica paura ci accompagnava
Al mattino,
a volte, ci sorprendeva la neve e i canti delle grive (merli)
i racconti
della sera annegavano in una tazza di latte caldo.
della sera annegavano in una tazza di latte caldo.
Il magico,
il divino, il favoloso inondavano i nostri pensieri e i brividi
di
emozione ci accompagnavano ancora nel buio. Solo le grandi mani nodose dei nostri
vecchi ci rassicuravano con ruvide carezze.
emozione ci accompagnavano ancora nel buio. Solo le grandi mani nodose dei nostri
vecchi ci rassicuravano con ruvide carezze.
Un vecchio
del paese mi raccontò una storia che intitolerei il posto fresco
delle
civette (in burolese "a post fresc d'i nuc"):
civette (in burolese "a post fresc d'i nuc"):
Da quando
ero bambino, molto tempo fa, sulla nostra collina Serra grande c'era
un
posto, al limitare del bosco, dove si coltivavano i castagni da frutto (arbui).
posto, al limitare del bosco, dove si coltivavano i castagni da frutto (arbui).
Sotto
queste piante l'erba era rasa e crescevano fiori e frutti di bosco.
Anche nella
calura estiva quel posto era sempre stranamente fresco.
Li
nidificavano le civette e nelle notti di luna chiara si potevano
ammirare i loro occhi
tondi brillare. Il loro canto notturrno faceva sentire un brivido lungo la schiena.
tondi brillare. Il loro canto notturrno faceva sentire un brivido lungo la schiena.
Che posto
strano era quello !
Le castagne
di quegli alberi erano particolarmente dolci e morbide e avevano
un
singolare odore di zolfo.
singolare odore di zolfo.
Qualcuno
diceva di aver visto il diavolo aggirarsi lì di notte e le civette
precipitare al
suolo come palle di fuoco.
suolo come palle di fuoco.
sabato 11 novembre 2017
mercoledì 1 novembre 2017
venerdì 27 ottobre 2017
LUDOPATIA
GIOCO
D’AZZARDO E SLOT MACHINE
Siamo
il nono paese al mondo per perdite di denaro dovute al gioco
d’azzardo legale che in Italia rappresenta la terza industria, con
il 3% del Pil nazionale e 5.000 aziende in aumento esponenziale.
Peggio di noi gli Stati Uniti (USA), la Cina, il Giappone e altri.
Tra l’altro quelli citati sono tutti più popolosi del nostro
paese.
Nel
2016 in Italia il gioco d’azzardo ha divorato 95 miliardi di euro,
di cui 10 sono andati nelle casse dello Stato.
Si
gioca nelle lotterie, si gioca online e scommesse. La maggiore quota
si spende nelle slot machine, circa 5,8 miliardi di euro, in media
180 euro l’anno pro capite (oltre 3,5 miliardi di euro invece è
quanto si spende in giochi numerici e lotterie (1,8 dal lotto; 1,3 da
gratta e vinci; 0,47 dal superenalotto). In Italia sono installate
400.000 macchinette, pari a una ogni 150 abitanti. Abbiamo solo 4
casinò, pochi rispetto ad altri paesi, ma compensiamo con una
abbondante diffusione di slot machine.
Si
sono moltiplicate le slot nei bar, nelle tabaccherie e nelle apposite
sale giochi; è prevalsa insomma la logica commerciale.
Oggi
c’è una malattia che attraversa i vari strati sociali, viene
chiamata “ludopatia”. E’ una malattia subdola, pericolosa, che
ha già procurato diverse vittime; si può curare, ma non è facile.
Sociologi e psicologi confermano che soprattutto le classi più
povere sono inclini a cercare nel gioco il riscatto da una situazione
economica difficile. La probabilità di vincere una grossa somma è
veramente esigua. E’ frequente la vincita del prezzo del biglietto,
un trucco a costo zero per dare l’illusione che vincere sia facile
e indurre a continuare a giocare. Le slot machine non hanno memoria,
non importa quante volte si è giocato o perso, la probabilità di
una vincita rimane praticamente nulla.
Comprare
un biglietto o tentare la fortuna non è necessariamente un male,
finché rimane nell’ambito del gioco.
Il
problema è quando diventa dipendenza, cioè patologia.
Dell’insorgenza
di questa “malattia” ci si può accorgere con una maggiore
attenzione ai nostri comportamenti, quando ad esempio cominciamo a
giocare cifre che vanno oltre quelle che ci eravamo prefissi e il
desiderio di giocare è più forte della volontà di controllarsi.
In
alcune località i cittadini consapevoli dei rischi che comporta il
gioco, si sono organizzati facendo prevalere il proprio dissenso alla
realizzazione delle sale da gioco.
E’
bene utilizzare questa forza anche per sollecitare il Governo e il
Parlamento perché al più presto sia disciplinata questa materia con
una legge che toglie la discrezionalità al singolo.
L’obiettivo
per tutti deve essere quello di una riduzione urgente dell’offerta
del gioco, che le macchinette siano tutte collegate al “sistema
remoto” e venga salvaguardata la salute pubblica allontanandole
dalla vicinanza dalle scuole e dalle zone sensibili. Queste dannate
macchinette devono definitivamente sparire dai bar, delle
tabaccherie, dagli alberghi, dalle edicole, dagli esercizi
commerciali e dagli stabilimenti balneari. Non si parla di
proibizionismo, ma di prevenzione e tutela della nostra salute e di
quella dei nostri figli.
Le
restrizioni che chiedono molti comuni si rifanno ai regolamenti già
approvati da altri come ad esempio quello di Rivoli, regolamenti che
hanno già superato il vaglio dei ricorsi al TAR. In queste norme si
dice che le sale gioco devono essere a 300 metri di distanza dalle
scuole, dai luoghi di culto, dagli ospedali e dalle case di cura e
almeno a 150 metri dagli sportelli bancomat o dai compro oro. (A
Burolo nel “Regolamento per le sale giochi e per l’installazione
di apparecchi elettronici da intrattenimento o da gioco” approvato
con deliberazione del consiglio comunale n. 3 del 29 gennaio 2017 è
prevista una distanza minima di 400 metri da scuole, bancomat o
ingressi a sportelli bancari, …)
A
Burolo c'è una sala gioco adiacente a una banca con bancomat. In
riferimento alla legge regionale del 2/5/2016 (legge
regionale
n.9/2016 “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione
del gioco d'azzardo patologico”) questa
sala, così come altre sul territorio regionale, dovrà essere
chiusa.
Anche
se timidamente la legge incomincia a far rispettare alcune regole
ormai condivise. I tempi per la chiusura variano dai diciotto mesi ai
tre anni o ai cinque anni, secondo la tipologia e la localizzazione
del gioco.
Non
esiste una normativa comunitaria specifica sul gioco d’azzardo. Il
Parlamento europeo ha però approvato nel 2013 una risoluzione nella
quale si afferma la legittimità degli interventi degli stati membri
a tutela dei giocatori.
I
comuni hanno comunque la facoltà, di limitare con un’ordinanza
l’orario di utilizzo dei videopoker, sia nelle sale da gioco che
nei bar e nelle tabaccherie.
I
vecchi SERT, servizi contro le tossicodipendenze nel 2016 si sono
trasformati in SERD. E’ stato loro affidato anche la cura da
dipendenza per tabagismo, alcolismo e gioco d’azzardo.
Per
fare un’autentica prevenzione hanno però bisogno di più risorse e
mezzi. Compito del SERD, che è un servizio pubblico, è quello di
seguire i pazienti nelle varie dipendenze. Gli operatori hanno
acquisito una professionalità pluridisciplinare, in grado cioè di
poter affrontare le varie patologie.
In
Italia circa 300.000 persone si sono rivolte nell’ultimo anno al
SERD, una cifra impressionante, ma non significativa rispetto al
numero di giocatori, perché rappresenta un fenomeno quasi
completamente sommerso. Nella nostra ASL TO4 sono 202 le persone in
carico al servizio solo per dipendenza da gioco:
|
ASL TO4 Sedi |
Pz giocatori seguiti durante il primo semestre 2017
|
Pazienti attivi al 30.06.2017 |
Nuove prese in carico nel primo semestre 2017 |
|
Ivrea |
48
|
35
|
10
|
|
Rivarolo |
36
|
29
|
3
|
|
Caluso |
15
|
13
|
1
|
|
Settimo/Chiasso |
78
|
64
|
10
|
|
Ciriè |
25
|
25
|
4
|
|
Totale |
202 |
166
|
28 |
Dati
pazienti in carico per Dipendenza da Gioco d’azzardo Patologico/
Problematico - Rilevazione primo semestre 2017
Di
questi una settantina sono della zona eporediese, ma rappresentano
“una piccola punta dell’iceberg” rispetto al fenomeno. Il SERD
collabora anche con il privato sociale e con alcuni volontari; a
Baldissero Canavese ad esempio esiste una comunità terapeutica
che si chiama Notre Dame, gestita dal Centro torinese di solidarietà
che ospita persone con dipendenza da gioco che aderiscono al progetto
terapeutico. I volontari, invece, fanno parte dell’associazione
“GA Italia” (giocatori anonimi Italia) collaborano organizzando
incontri settimanalmente ad Ivrea, dove solo qualche mese fa, hanno
inaugurato la sede.
Esiste
un sito dei GA: http://www.giocatorianonimi.org/piemonte.html
ed hanno un recapito telefonico per contattarli: 3200316497.
L’ottimo
lavoro di tutti i professionisti e volontari permette alle persone
che giocano d’azzardo di essere aiutate e curate.
LA
REDAZIONE
domenica 22 ottobre 2017
FESTA DELLE MASCHE
MERCOLEDI' 1° NOVEMBRE: SOLO PER BAMBINI CORAGGIOSI!
Al Castello Basso di Burolo, solo bambini coraggiosi, potranno entrare in una storia magica di masche e masconi.
Alle 17.30 ritrovo nel cortile di via Parrocchia 15, dove andremo alla ricerca, nel parco secolare del castello, di magie e misteri.
Esistono realmante le masche? Chi sono? Cosa fanno? Le incontreremo?
lunedì 16 ottobre 2017
martedì 3 ottobre 2017
alle ore 21,00 alla
Biblioteca di Burolo “Diego Lambert” ci sarà l'autrice di SCOZIA EXPRESS, Debora Bocchiardo, che presenterà il suo libro
Biblioteca di Burolo “Diego Lambert” ci sarà l'autrice di SCOZIA EXPRESS, Debora Bocchiardo, che presenterà il suo libro
“Scozia
Express” è un racconto
fra azione e thriller, spionaggio internazionale e avventura, con
quel leggerissimo tocco di romanticismo che completa un quadro
eccellente. Una lettura divertente e accattivante, che permette anche
di scoprire storia e cultura della Scozia. Un’occasione per
viaggiare con la fantasia in compagnia di protagonisti decisamente
straordinari!
Debora
Bocchiardo, scrittrice e giornalista canavesana, è al suo terzo
romanzo.
Dicono
dalla casa editrice presentando “Scozia Express”:
“Ha
condiviso un percorso di studio e ricerca con un professore inglese
ed ora si ritrova in Scozia, coinvolta in una operazione della
massima importanza, affiancata da un personaggio tanto affascinante
quanto ambiguo. Se qualcuno avesse detto a Sabrina Valle che cosa le
sarebbe accaduto di lì a poco, probabilmente lei avrebbe riso fino
alle lacrime. Eppure la verità è spietatamente reale. Una piccola
pen drive contenente delle coordinate di vitale importanza potrebbe
essere la chiave per la salvezza del mondo intero da un disastro
terroristico. Ci sono di mezzo i N.E.S.S. (Northern Europe Secret
Service) ed il pericolo si nasconde nelle profondità del celebre
Loch Ness. Che sia una coincidenza? Preparatevi per ritrovarvi
incollati alle pagine di un racconto che non vi permetterà di
respirare, fra azione e thriller, spionaggio internazionale e
avventura, con quel leggerissimo tocco di romanticismo che completa
un quadro eccellente”.
Debora
Bocchiardo,
nata a Ivrea il 22 giugno 1970, laureata in Lettere Moderne con una
tesi in storia e critica del cinema, è una giornalista da anni
attiva, come ufficio stampa, nella promozione di eventi culturali e
turistici. Insegna Storia del Cinema in diverse Università delle Tre
Età della provincia di Torino. Oltre a numerose esperienze
lavorative presso le testate giornalistiche e le emittenti televisive
locali, ha lavorato per la Rai. Dopo aver curato la realizzazione di
alcuni volumi di carattere storico o informativo per la Regione
Piemonte, ha scritto i romanzi Onorina
Voleva l’America (2011)
e Qualcosa
Accadrà – La storia di Charlie (2013).
Nel 2012 ha realizzato una prima raccolta di fiabe, Magie
di Natale,
seguita da Trilogia
di Natale nel
2014.
sabato 30 settembre 2017
La notte delle masche...
La notte di Ognissanti ballano per le vie del paese le Masche: si creano all'improvviso spazi magici e, se si è fiduciosi, è possibile intravedere queste figure mitiche della tradizione popolare piemontese.
Con gli amici del Castello Basso, vorremo proporre un'altra fiaba animata, visto anche il successo di quest'estate della Favola di Merlina, ma protagoniste questa volta saranno le masche e i servan.
Chi vuole venire a darci una mano?
Abbiamo bisogno di teatranti senza vergogna e senza talento, commediografi, scenografi o pseudo tali e trovarobe-tuttofare...
Ci ritroviamo SABATO 7 OTTOBRE alle 17.30 in biblioteca, in centro a Burolo!
readazione.burolo@gmail.com
giovedì 7 settembre 2017
domenica 9 luglio 2017
Sogno di un cantastorie...

Domenica scorsa me ne andavo tranquillo, tranquillo a gironzo per Burolo, quando un'ebriante profumo d'oriente mi ha accalappiato e trascinato nel giardino del Castello Basso e qui la visione: una fanciulla di viola vestita, cantava con magia tra le piante secolari. Ho provato ad avvicinarmi, ma lei si sdoppiava, scoloriva... evanescente come un sogno ...
Certo la curiosità era tanta e come me erano curiosi anche i miei giovani amici, che nel frattempo si stavano radunando nel cortile, ma purtroppo il nostro misterioso personaggio, rivelatoci col nome di Merlina (di giorno) e Morgana (di notte) è riapparso ancora per poco e poi sparito
Ma bambini coraggiosi ne abbiamo a volontà e abbiamo intrapreso una corsa senza sosta per le vie della vecchia Burolo alla sua ricerca.
In piazza un losco figuro ci ha bloccati: presentatosi come il guardiano del Burnel ci ha proposto una prova di forza, per capire se davvero eravamo in grado di affrontare le sfide che ci attendevano nella ricerca di Merlina, sua amica e confidente...
Prova superata unendo le possenti braccia di più di trenta bambini, quasi ribaldando il povero guardiano, che a quel punto ci ha guidato verso via Garibaldi...
In un lampo i bambini arrivati al primo cortile della vecchia via, si sono trovati dinnanzi a una bizzarra coppia di.... ORCHI. Ma manco a dirlo, nessuna esitazione da parte dei nostri bambini coraggiosi, che superato il pregiudizio di vedere il male nell'uomo nero, anziano, hanno avuto il coraggio di avvicinarsi e chiedere notizie di Merlina... e abbiamo fatto bene, perchè sotto l'aspetto burbero e minaccioso i 2 orchi si sono rivelati gentili e premurosi, così tanto da accompagnarci verso Merlina...
Ragazzi, "l'avventura" si faceva sempre più ripida, qualche mamma col passeggino rimaneva indietro, ma i primi instancabili piccoli esploratori correvano, correvano, correvano...
E siamo arrivati a un altra magica fontana o almeno così sembrava, perchè c'erano accovacciate dentro 2 fatine mascherate: Aria e Acqua. Pensavamo buone e gentili e collaborative, ma si riveleranno 2 sfingi con mille domande e indovinelli: ecco la prova di arguzia! Dopo la forza, il coraggio ora i bambini devono dimostrare la loro intelligenza. Nessun problema, siamo in tanti e le risposte vengono sparate a mitraglia.
La corsa riprende, anche perchè il profumo inebriante della magia di Merlina si faceva sempre più forte e ora avevamo anche 2 fate che ci accompagnavano. Ma acciderbolina, ancora più ripida si faceva la nostra strada...
E finalmente intravediamo dei lumini, della musica che viene dal vecchio Mulino. Bussiamo? Non bussiamo?
Ma che ve lo dico a fare, a momenti i nostri eroici bambini divelgono il portone. All'interno ci accoglieva una suadente melodia in un giardino fatato, dove appariva dal balcone.... una mugnaia. Ebbene sì, anche Burolo ha la sua mugnaia: spledida e radiosa ci proponeva una prova di canto, guidata dalla sua amica vestita d'oro e dai musici del mulino. Ecco allora che partiva un coro di bambini, fate, orchi e musici dirompente, conquistando la fiducia della mugnaia che per premio decideva di guidarci verso Merlina, che poco prima era passata dal suo mulino per rifocillarsi.
Così la nostra ricerca continuava, ma ora ci guidava la signora del mulino e ovviamente sempre in salita! Ma appena girato l'angolo ci ha sorpreso un roboante batter di tamburi.
Forte, sempre più forte, sembrava venir dalle vigne in cima al paese. I bambini si tuffano letteralmente trai i filari dove scovano il mago dei tamburi: il ritmo diventava sempre più incalzante e ci invitava a ballare, ecco allora svelato il mistero, dovevamo fare un cerchio di danze magiche per avere l'ultimo indizio e avremmo finalmente trovato Merlina
Non ci restava che prendere le stelle luminose regalateci dai personaggi e affrontare il bosco, anche se ormai erano calate le tenebre e dovevamo inoltrarci al buio. Qualche bambino coraggioso si è tirato indietro? Neppure uno, solo l'orco aveva un po' di paura...
Ma anche quest'ultima prova ha dimostrato che davvero i bambini volevano conoscere Merlina
/Morgana, perchè alla fine le hanno trovate proprio nel cuore del castagneto. Erano felici Morgana e Merlina, perchè dopo aver attraversato mari e deserti, scappando da terre povere e in perenne lotta, non erano sicure di trovare calore e amicizia a Burolo, ma la strenua lotta dei bambini, tutte le prove superate sono stata la dimostrazione inconfutabile della voglia di conoscenza e amicizia che hanno i bambini a Burolo!
Premiati da Merlina e Morgana, tutti insieme siamo scesi nel paese a rifocillarsi con le leccornie gentilmente offerte dalla generosa Pro Loco di Burolo!


Certo la curiosità era tanta e come me erano curiosi anche i miei giovani amici, che nel frattempo si stavano radunando nel cortile, ma purtroppo il nostro misterioso personaggio, rivelatoci col nome di Merlina (di giorno) e Morgana (di notte) è riapparso ancora per poco e poi sparito
Ma bambini coraggiosi ne abbiamo a volontà e abbiamo intrapreso una corsa senza sosta per le vie della vecchia Burolo alla sua ricerca.
In piazza un losco figuro ci ha bloccati: presentatosi come il guardiano del Burnel ci ha proposto una prova di forza, per capire se davvero eravamo in grado di affrontare le sfide che ci attendevano nella ricerca di Merlina, sua amica e confidente...Prova superata unendo le possenti braccia di più di trenta bambini, quasi ribaldando il povero guardiano, che a quel punto ci ha guidato verso via Garibaldi...
In un lampo i bambini arrivati al primo cortile della vecchia via, si sono trovati dinnanzi a una bizzarra coppia di.... ORCHI. Ma manco a dirlo, nessuna esitazione da parte dei nostri bambini coraggiosi, che superato il pregiudizio di vedere il male nell'uomo nero, anziano, hanno avuto il coraggio di avvicinarsi e chiedere notizie di Merlina... e abbiamo fatto bene, perchè sotto l'aspetto burbero e minaccioso i 2 orchi si sono rivelati gentili e premurosi, così tanto da accompagnarci verso Merlina...Ragazzi, "l'avventura" si faceva sempre più ripida, qualche mamma col passeggino rimaneva indietro, ma i primi instancabili piccoli esploratori correvano, correvano, correvano...
E siamo arrivati a un altra magica fontana o almeno così sembrava, perchè c'erano accovacciate dentro 2 fatine mascherate: Aria e Acqua. Pensavamo buone e gentili e collaborative, ma si riveleranno 2 sfingi con mille domande e indovinelli: ecco la prova di arguzia! Dopo la forza, il coraggio ora i bambini devono dimostrare la loro intelligenza. Nessun problema, siamo in tanti e le risposte vengono sparate a mitraglia.
La corsa riprende, anche perchè il profumo inebriante della magia di Merlina si faceva sempre più forte e ora avevamo anche 2 fate che ci accompagnavano. Ma acciderbolina, ancora più ripida si faceva la nostra strada... E finalmente intravediamo dei lumini, della musica che viene dal vecchio Mulino. Bussiamo? Non bussiamo?
Ma che ve lo dico a fare, a momenti i nostri eroici bambini divelgono il portone. All'interno ci accoglieva una suadente melodia in un giardino fatato, dove appariva dal balcone.... una mugnaia. Ebbene sì, anche Burolo ha la sua mugnaia: spledida e radiosa ci proponeva una prova di canto, guidata dalla sua amica vestita d'oro e dai musici del mulino. Ecco allora che partiva un coro di bambini, fate, orchi e musici dirompente, conquistando la fiducia della mugnaia che per premio decideva di guidarci verso Merlina, che poco prima era passata dal suo mulino per rifocillarsi.Così la nostra ricerca continuava, ma ora ci guidava la signora del mulino e ovviamente sempre in salita! Ma appena girato l'angolo ci ha sorpreso un roboante batter di tamburi.
Forte, sempre più forte, sembrava venir dalle vigne in cima al paese. I bambini si tuffano letteralmente trai i filari dove scovano il mago dei tamburi: il ritmo diventava sempre più incalzante e ci invitava a ballare, ecco allora svelato il mistero, dovevamo fare un cerchio di danze magiche per avere l'ultimo indizio e avremmo finalmente trovato Merlina
Non ci restava che prendere le stelle luminose regalateci dai personaggi e affrontare il bosco, anche se ormai erano calate le tenebre e dovevamo inoltrarci al buio. Qualche bambino coraggioso si è tirato indietro? Neppure uno, solo l'orco aveva un po' di paura...
Ma anche quest'ultima prova ha dimostrato che davvero i bambini volevano conoscere Merlina
/Morgana, perchè alla fine le hanno trovate proprio nel cuore del castagneto. Erano felici Morgana e Merlina, perchè dopo aver attraversato mari e deserti, scappando da terre povere e in perenne lotta, non erano sicure di trovare calore e amicizia a Burolo, ma la strenua lotta dei bambini, tutte le prove superate sono stata la dimostrazione inconfutabile della voglia di conoscenza e amicizia che hanno i bambini a Burolo!
Premiati da Merlina e Morgana, tutti insieme siamo scesi nel paese a rifocillarsi con le leccornie gentilmente offerte dalla generosa Pro Loco di Burolo!

martedì 4 luglio 2017
Riflessioni di un orco (lunedì 3 luglio)
Due luglio, rappresentazione itinerante di una favola per le vie del paese. Ora a caldo alcune riflessioni di un "orco".
E' incredibile la potenza, la forza del ricordo della nostra infanzia. Sono obiettivamente passati tantissimi anni, ma il ricordo rimane indelebile. forse la misura del tempo non è il giorno, l'anno, l'ora, ma la passione, la gioia, l'incertezza, il timore, la tenerezza, l'ingenuità, la curiosità. L'infanzia conteneva tutte queste emozioni, ma indipendentemente da come si sono vissute, rimangono dentro di noi, come volessero guidare la nostra esistenza. Non ho nessun dubbio, l'infanzia è un "valore" e come tale va protetto.
Si parlerà poi più ampiamente di questa iniziativa del gruppo di redazione del giornalino di Burolo "Merlina"
Due luglio, rappresentazione itinerante di una favola per le vie del paese. Ora a caldo alcune riflessioni di un "orco".
C'erano tanti bambini con i propri genitori e i nonni. Quelle grida, quegli sguardi eccitati, li ho ancora nelle orecchie e nella mente.
E' incredibile la potenza, la forza del ricordo della nostra infanzia. Sono obiettivamente passati tantissimi anni, ma il ricordo rimane indelebile. forse la misura del tempo non è il giorno, l'anno, l'ora, ma la passione, la gioia, l'incertezza, il timore, la tenerezza, l'ingenuità, la curiosità. L'infanzia conteneva tutte queste emozioni, ma indipendentemente da come si sono vissute, rimangono dentro di noi, come volessero guidare la nostra esistenza. Non ho nessun dubbio, l'infanzia è un "valore" e come tale va protetto.
Sono nonno da tanti anni e i miei meravigliosi nipoti Emma e Oscar hanno ormai sedici e diciotto anni e vivono lontani da Burolo.
Ieri l'orco e l'orchessa si sono trovati circondati dalla gioia di quei bambini, Erano tanti e molto determinati, hanno invaso il cortile, avevano fretta, dovevano trovare Merlina e Morgana. Le hanno poi trovate verso sera al compimento di un percorso. Mi sono sentito un po' orco e un po' nonno, i bambini sono eccezionali.
Non credo che in una società così complessa si possa essere felici, credo però che si possano avere dei momenti di felicità e ieri sera io ero felice.
Ennio Mucelli
domenica 18 giugno 2017
Una giornata di una giovanissima burolese in carcere...
Qualche
settimana fa sono andata a cantare in carcere per la presentazione di
un libro, “Il vuoto può essere immenso”: una raccolta di poesie
scritte da Manuel Baudino nel momento peggiore della sua vita. Vita
che è durata ben poco, e si è conclusa in modo tragicamente
semplice: Manuel è morto di overdose in un vicolo, da solo, appena
un paio di mesi dopo essere uscito di prigione, appena un paio di
mesi dopo aver provato a disintossicarsi, appena un paio di mesi dopo
aver deciso di ricominciare. Sua madre e sua sorella hanno scoperto
le sue poesie e hanno contattato la mia professoressa di italiano
delle medie, e se n’è fatto un libro.
Eravamo un
gruppo scombinato -le parenti di Manuel, la mia ex prof, tre ragazzi
musicisti come me e una signora chiamata per leggere le poesie - e
soprattutto noi ragazzi ci siamo ritrovati catapultati nella
situazione senza conoscerla molto. A dir la verità quello che sapevo
io all’inizio era che avrei dovuto cantare, e tanto mi bastava, ma
poi l’esperienza si è dimostrata essere davvero molto di più.
C’erano
carcerati lì nel salone, è vero, ma non li ho visti. Potrei
sembrare banale, ma ho visto delle persone,
e nei giorni successivi mi ha fatto quasi male notare come, per
molti, questa non fosse una cosa scontata. Comicamente, la reazione
che mi ha colpito di più è stata quella di una bambina di circa
otto anni ad un altro spettacolo di qualche sera dopo. Il discorso
del carcere in qualche modo è uscito mentre lei era presente, e il
suo visino da bambolina ha assunto un’espressione sullo
schifato-contrariato, prima di dire: “Non avreste dovuto andare a
cantare, loro hanno fatto delle cose brutte e non si meritano più
niente.”
Io l’ho
guardata e ho risposto semplicemente “È più complicato di così”,
ma avrei voluto spiegarle tante cose. Avrei voluto che vedesse tante
cose.
Ad esempio
quell’uomo gracile con gli occhialini che somigliava quasi a Louis
Dega di Papillon e che teneva il tempo di ogni canzone battendo le
dita sulla gamba, ad occhi chiusi.
O quel
ragazzo tatuato che non si risparmiava i “porca putt…”
entusiasti ad ogni pezzo di fisarmonica, e si girava in continuazione
a sorridere ad un altro uomo mimando con le labbra: “Sono bravi!”
O quella
donna in t-shirt verde fluorescente che ha applaudito entusiasta dopo
ogni poesia e sul finale di Green eyes dei Coldplay.
O il momento
in cui mi hanno vista dire Buon compleanno al mio amico chitarrista e
si sono messi tutti a cantare “Tanti auguri a te”, con lui che
sorrideva tra l’imbarazzo e la spettacolarità della scena.
Oppure la
luce negli occhi dell’uomo che mi ha chiesto il microfono, alla
fine, e accompagnato da due accordi al pianoforte e incoraggiato
dagli altri presenti ha cantato la sua canzone preferita di Vasco.
Ho un po’
sorriso e un po’ pianto mentre le poesie di Manuel scorrevano e
scorrevano, perché in ogni sua poesia era presente la solitudine,
una solitudine che mi sono ritrovata –e ho ringraziato per questo-
a non capire. Una solitudine che ho notato nei volti di tutte quelle
persone che hanno trovato così speciale una cosa per me così
quotidiana: ascoltare dei ragazzi venuti “dalla libertà” che
suonano, trascorrere una giornata a sentire la musica. Perché,
citando Manuel un’ultima volta, “in prigione il problema non è
far passare un anno o un mese, è la giornata che non passa mai”.
Credo che
molti non abbiano idea dell’ambiente che c’è all’interno di
quelle quattro mura che io stessa ho ignorato parecchie volte,
passandoci davanti in auto, e ovviamente non dico di essere
un’esperta, adesso, ma posso essere convinta che non ci sia
abbastanza contatto tra “la libertà” e i carcerati là dentro.
Le persone,
là dentro.
Serena martedì 13 giugno 2017
Un dono prezioso da Vilma per tutti i lettori di Merlina: il racconto “ La bella dormiente”
E' stato tra i dieci finalisti del concorso nazionale “ Trichiana paese del libro” con presidente di giuria Antonio Scurati.
<< Mike
aveva il pacco ancora chiuso appoggiato sul tavolino accanto alla
finestra, la giornata era limpida e la montagna si stagliava netta e
pulita, senza una nuvola, davanti a lui.
Ha
avuto le sue istruzioni, ora deve metterle in pratica.
Esita,
gli sembra ancora così strano essere lì, aver fatto quel lungo
viaggio solo per sedersi a quel tavolo e aprire un pacco guardando la
montagna, ma aveva promesso, e le promesse si mantengono.
Quando
era arrivato, il giorno prima, aveva dovuto affrontare la diffidenza
dei suoi cugini, mai visti e soprattutto mai sentiti, li capiva, chi
è questo americano che parla così bene l'italiano e chiede di
essere ospitato nella vecchia casa, in camera di Fosco, camera chiusa
da anni e dimenticata, come la vecchia cascina che è in vendita da
anni ma nessuno vuole.
"Sono
Mike, abito a Philadelphia, mio nonno era Fosco, il fratello di
Giuseppe, vostro nonno".
Mario
si era avvicinato e gli aveva stretto la mano, Elsa e Bianca si erano
limitate a un cenno con il capo, sapevano chi era, ne avevano sentito
parlare - il cugino americano - ma pensavano che non l'avrebbero mai
conosciuto, d'altra parte la cosa non le interessava proprio.
Avevano
acconsentito alla sua richiesta solo perché speravano che volesse
acquistare la casa e poi se si fosse sistemato lì non avrebbe rotto
le scatole a loro.
"
Mi fermerò solo qualche giorno, non voglio disturbare, voglio stare
nella camera di mio nonno e voi non dovete preoccuparvi di nulla,
penso io a sistemarla "
Bianca
gli tirò un'occhiata storta " E' chiusa da anni, sarà piena di
polvere ….da pulire"
"
Nessun problema, se c'è qualcuno che si può occupare delle pulizie
io sono pronto a pagare il dovuto"
Elsa
si fece avanti " Se mi paghi le pulizie le faccio io"
"
Elsa !" Bianca non sembrava d'accordo " possiamo chiamare
la Luisa.."
"
Ma se paga…perché chiamare un'altra" piantò gli occhi
addosso a Mike " ci penso io, 10 euro all'ora"
"
bene" Mike non capiva questo atteggiamento scontroso ma in
fondo, non era lì per loro.
Jamil
seguiva le mani di Don Paolo che si muovevano nell'aria e delineavano
i contorni della montagna come se fosse un quadro su una tela.
"Vedi,
questo è il profilo del viso poi le mani incrociate e la veste lunga
fino ai piedi"
Gli
occhi ridenti del prete incrociano quelli del ragazzo afgano e il suo
stupore.
Jamil
l'aveva seguito fino alla chiesetta di pietra, su per il ripido
sentiero e poi si erano seduti sull'erba e Don Paolo aveva tirato
fuori dallo zaino due panini con la frittata e due bottigliette
d'acqua minerale.
"È
bello qui, vero? " e aveva sorriso.
Jamil
aveva annuito e gli si era seduto accanto, non capiva tutto quello
che gli diceva ma si fidava, quello che piaceva a Don Paolo piaceva
anche a lui.
'La
vedi quella montagna , strana vero?"
Jamil
non ci vedeva niente di strano, era solo una montagna come le tante
che aveva attraversato e meno bella delle grandi montagne intorno al
suo villaggio.
"Si
chiama la bella dormiente , il profilo di una donna addormentata,
strano vero?"
Aveva
addentato il panino e bevuto un sorso d'acqua prima di iniziare a
tracciare il profilo della montagna. Con stupore Jamil l'aveva vista
apparire, come se le mani del sacerdote la stessero dipingendo per
lui, svelando il profilo di una gigantesca fanciulla di pietra che
avrebbe dormito per sempre.
Aveva
riso, dicendo - si si - e provando la cosa più vicino alla felicità
come non gli succedeva da un tempo lontano, assaporando il panino e
il silenzio di una pace dimenticata.
"Ti
racconto"
Don
Paolo si era voltato di scatto, la bocca piena di pane e di domande
da trattenere, Jamil non aveva mai voluto parlare del come e perché
era arrivato qui, si sapeva ben poco di lui e quel poco erano notizie
estrapolate dai pochi documenti in suo possesso.
"Ti
racconto" in un italiano stentato, la sua storia era uguale a
quella di tanti altri, la fuga, le lunghe marce a piedi, la fame, il
freddo, il caldo, il mare da attraversare.
"Don,
io non torno, io a casa non torno mai, io sto qui"
"Perché,
Jamil, perché non pensi che un giorno potresti tornare nella tua
terra?"
Il
ragazzo aveva gli occhi chiari, il sole li rendeva luminosi, guardava
la montagna e sorrideva.
"Mi
piace"
Poi
si era alzato, frugato nelle tasche e trovato un sacchettino di tela
lo aveva teso al prete, con un gesto maestoso, solenne.
Don
Paolo non capiva " io non torno, io portato mia terra qui, se
mescolo mia terra con questa terra allora anche questa terra diventa
casa mia"
Si
accuccio' vicino al prete e apri' piano, con delicatezza, il piccolo
sacchetto di tela.
Dentro
c'era della terra scura, una manciata di terra afgana.
La
camera di Fosco era come lui l'aveva descritta, Mike la conosceva
bene, senza esserci mai stato.
Nessuno
se ne era interessato ed era rimasta come Fosco l'aveva lasciata,
quasi ottant'anni prima.
Elsa
aveva fatto un buon lavoro, il grande letto in legno aveva uno
splendore antico, le lenzuola erano pulite e profumate, aveva
acquistato un copriletto nuovo e anche se il materasso era un po'
scomodo ci si poteva adattare per una notte.
Tutto
era stato ripulito a fondo. Aveva preteso che fossero rimesse a posto
le fotografie che si trovavano sparse nei cassetti, lucidate le
cornici, passata la cera sui mobili.
Elsa
obbediva in silenzio, probabilmente stupita dallo zelo del cugino ma
era stata ben pagata e questo le bastava.
Mario
lo aveva invitato a pranzo ma Mike aveva declinato l'offerta "non
voglio disturbare, mi fermerò' solo due giorni, una sola notte, ho
visto una trattoria in paese, grazie comunque"
Mario
non aveva insistito, era veramente stupito che quel tipo avesse fatto
fare un lavorone a Elsa per poi dormirci una notte, probabilmente non
c'era speranza acquistasse la casa ma pazienza, solo non capiva cosa
fosse venuto a fare.
"Sono
qui perché ho fatto una promessa al nonno"
I
tre cugini non avevano mai conosciuto Fosco e nonno Giuseppe si era
limitato a raccontare che aveva un fratello emigrato in America.
Mario
aveva cercato di saperne di più, c'era stato un tempo in cui sognava
di andarsene da lì, da quel piccolo paese in collina e il sogno
grande era l'America.
Quando
era ragazzo, sognava anche lui la California e quel parente americano
gli avrebbe fatto comodo ma nonno Giuseppe sbuffava e decretava "te
me de bale, hai solo balle"
Si
erano dimenticati di Fosco, la cascina cadeva a pezzi e volevano
disfarsene, nessuno di loro aveva i soldi per ristrutturarla , il
marito di Bianca avrebbe voluto ma si era arreso dopo i preventivi di
ristrutturazione e ora questo cugino americano arrivava a tirare
fuori cose vecchie e sepolte, come i loro rispettivi nonni.
"Guarda
che un pezzo di cascina è anche suo"
Si
erano riuniti a casa di Mario per capire come comportarsi e stavano
discutendo se lasciare che Mike rovistasse tra le cose di famiglia,
di cui fino al giorno prima a nessuno importava ma che
improvvisamente erano diventate - proprietà -.
"Bianca
ha ragione, era anche di Fosco , d'altra parte il Mike se ne sta
chiuso in camera sua e si interessa solo delle cose di suo nonno"
"Ma
cosa è venuto a fare ?" A Bianca non piaceva per niente,
difficile comunque piacerle.
"Dice
che deve mantenere una promessa, Elsa, tu che sei stata lì...che
faceva?"
Elsa
stava sempre in un mondo suo ed era molto più interessata ai cuscini
nuovi del divano che alla conversazione "Eh…cosa…niente, non
faceva niente di che, ha rotto le balle con le fotografie, tira fuori
questa, metti sul comò quest'altra, pulisci bene la cornice, che
balle !!! Belli i cuscini, Mario, dove li ha comprati Maria?"
"Lascia
perdere i cuscini, ma non ti ha detto niente, possibile gli interessi
solo la camera pulita…quello arriva dall'America per far pulire la
camera di suo nonno? Elsa, pensaci, non ha chiesto niente, non ha
fatto niente di strano?"
"Te
l'ho detto, si è fissato con sta camera e per fortuna mi ha pagata
bene se no, col cazzo che mi mettevo a pulire quella finestra piena
di ragnatele e cacche d'uccello….devo chiedere a Maria se li ha
comprati al mercato"
"Cosa"
"I
cuscini"
"Elsa,
santiddio, che finestra?"
"Ha
detto, lascia stare la finestra che dà sul cortile ma quella che si
apre sulla montagna la devi far splendere, scemo che è, era uno
schifo quella finestra, sono secoli che nessuno l'apriva, ho fatto
una fatica…"
I
tre erano, se possibile, ancora più confusi.
"Dov'è
che vuoi mescolare la terra, Jamil ?"
Don
Paolo aveva in grembo il sacchetto aperto, la terra era scura,
rossastra. Jamil ne prese delicatamente un pizzico con le dita e fece
un cenno verso la montagna " Lì" Don Paolo scoppiò a
ridere " Jamil, non è possibile, la montagna è lontana e per
niente facile da raggiungere, c'è una valle, laggiù, e tanta gente
che ci vive, la bella dormiente svanisce se ci vivi sopra"
"
No, Don, va bene dove si vede la donna, va bene qui"
"
Qui è un prato, non si può coltivare, non capisco , cosa vuoi
fare?"
"
La mia terra si deve mescolare con la tua, qui bello, pace, silenzio,
qui chiesa e tu ami chiesa, io non so se rimanere, se mi lasciano
rimanere, ma qui mi piace resti mia terra, non so dove vado e non so
più quale mio posto ma voglio avere due case, una lontana e una qui"
"Perché?"
Don Paolo aveva capito ma voleva sentirlo dire.
"Perché
qui tu buono, perché qui terra buona e perché mia terra avrà di
fronte donna addormentata, come mia madre"
Mike
apri' il pacco, come voleva nonno, seduto con la finestra spalancata
sulla montagna.
Glielo
aveva sentito dire innumerevoli volte, sin da quando, bambino, se lo
prendeva sulle ginocchia e mostrava la foto.
"Questa
è casa mia, questa montagna si vede dalla finestra della mia camera"
e poi con le mani ne segnava il contorno, come disegnandola.
"La
vedi la donna addormentata ? Si chiama la bella dormiente e l'ho
lasciata là, incorniciata nella mia finestra "
L'ossessione
per la montagna si manifestava con fotografie di varie dimensioni
sparse per la casa e veniva tollerata da Marilyn e da tutti quelli
che lo conoscevano.
A
casa parlava italiano e sua moglie, americana, che sapeva a malapena
dove fosse l'Italia, aveva imparato una lingua che parlava solo con
lui e con suo figlio, e in seguito con il nipote.
Fosco
amava il paese in cui viveva ma questo non gli impediva di amare
anche quello da cui veniva.
Fuori
dalle mura di casa non si esprimeva mai in italiano, molti dei suoi
compaesani pensavano l'avesse dimenticato, lavorava alla General
Motors, guidava una Chevrolet e si era comprato la casa con il patio
e il barbecue in giardino, i suoi amici erano yankees e uno sparuto
gruppo di italiani con cui parlava solo in inglese.
Dopo
la disgrazia si chiuse in se stesso, vendette la Chevrolet e lasciò
arrugginire il barbecue, ora in italiano parlava solo con Mike.
Tra
l'uomo e il ragazzino l'affetto divenne unico e profondo, quando il
nonno parlava della sua montagna lui già sognava il giorno in cui
sarebbero andati insieme a vederla.
Faceva
così parte della loro vita, quella piccola ossessione ,che Mike non
se ne chiedeva il motivo. Lo fece una volta soltanto, già ragazzo al
College, era Natale ed era tornato a casa, aprivano i regali, loro
due soltanto, il nonno felice di averlo vicino.
"
Nonno, ma perché questa montagna, cosa ha significato per te da
esserne così legato?"
Lui
aveva riso, riso forte " Mike, la montagna è il ricordo,
l'unico bello…io non ci tornerei mai a vivere là "
Mike
l'aveva guardato stranito " Ma se è da sempre che ne parli, ma
se ci sono foto dappertutto…nonno, hai obbligato pure la nonna a
imparare l'italiano…"
"
ora ti spiego" e si era seduto sulla sua poltrona preferita,
proprio sotto la fotografia gigante della montagna, quella che teneva
quasi tutta la parete.
"
Non è che fossi molto felice, in Italia, me ne sono andato perché
mio padre si era messo la camicia nera e voleva farla indossare anche
a me, avevo 16 anni e nessuna voglia di essere fascista, sognavo
l'America. Mio fratello invece non vedeva l'ora di mettersi quella
roba nera addosso e io ricevevo solo schiaffoni e urla. Gli
schiaffoni diventarono botte più dure e io stavo chiuso in camera,
l'unica cosa bella che vedevo era quella montagna. A me piaceva
Giulia, non so nemmeno se a lei io piacevo, non ho mai trovato il
coraggio di chiederglielo, ma un giorno, uno dei pochi che mi hanno
lasciato uscire, si vergognavano di me, alla festa del paese abbiamo
chiacchierato seduti sulla panchina davanti alla montagna e io non
avevo mai notato che fosse una donna sdraiata, per me era una
montagna e basta, lei con la mano ne aveva disegnato il contorno e mi
aveva detto il suo nome. Muoveva quella mano in un modo così
delicato, dolce, ripeteva, sai si chiama bella dormiente, io guardavo
e vedevo per la prima volta e ho sempre pensato le assomigliasse.
Pochi
giorni dopo Giulia è stata uccisa da una camionetta guidata da
ragazzotti del fascio ubriachi e io ho deciso che quel posto non era
più casa mia. Sono scappato, ho pure rubato i soldi che mamma teneva
nel barattolo in cucina e non so come sono arrivato a Genova. Con
quei pochi soldi non è stato difficile imbarcarmi e venire qui.
Questo è diventato il mio paese ma le radici pesano, rimangono
attaccate sotto, è così difficile strapparle, io volevo
rimanessero solo una cosa mia, nostra, della famiglia. Queste
riunioni nostalgiche tra italiani non mi sono mai piaciute, ho
faticato a imparare l'inglese ma ora è la mia lingua, questo non
significa che non debba saper parlare l'italiano"
Mike
lo guardava confuso, tutto era diverso da come lui aveva sempre
pensato.
"
Mike, io non ci tornerò in Italia, ci andrai tu, dopo che io me ne
sarò andato, andrai a vedere la mia camera, la finestra sulla
montagna e la donna addormentata, quando sarà ora.. non
oggi...speriamo ancora per un po'"
Aveva
riso forte e abbracciato Mike, nel suo modo solito, stringendo fin
quasi a far male.
C'era
stato ancora un bel po', nonno Fosco si era spento una mattina di
dicembre a novantasei anni, ancora vigile e forte, addormentato sulla
sua poltrona preferita, quella sotto la montagna.
Il
pacco era nel cassetto del suo comodino, con una lettera sopra. - Per
Mike-.
Ciao
Mike, spero di essermene andato senza soffrire e senza dar fastidio –
accontentato,
nonno, accontentato-
come vedi qui c'è un pacchetto, ne abbiamo parlato una volta, tanto
tempo fa. Aprilo in camera mia, davanti alla montagna, quando lo
aprirai capirai da solo cosa devi fare. Che non ti venga in mente di
portare le mie ceneri laggiù, primo, io non voglio essere
cremato,secondo, io voglio andare sotto terra, se trovi posto mettimi
vicino a Marilyn e a tuo padre e tua madre, loro sono stati
fortunati, se ne sono andati insieme. Per fortuna io avevo te e devo
dire che anche tu sei stato fortunato ad avere me. Mentre lo scrivo
rido, immagino la tua espressione, stai pensando nonno sei sempre lo
stesso, vero, io sono rimasto sempre lo stesso, non ho dimenticato
quello che ho lasciato ma sono stato felice di quello che ho avuto.
Un abbraccio a Sally, ti ho sempre detto che ti sei preso una gran
donna e un bacio a Daniel.
Non
dimenticare mai di parlare italiano con lui.
Nonno
Fosco
p.s
nella busta ci sono i soldi per l'aereo.
Mike
era uno dei migliori avvocati di Philadelphia, la risata riempì la
casa vuota ed era uguale a quella di suo nonno.
Li
usò, quei soldi, per il biglietto aereo, deciso a seguire
esattamente le cose come le aveva stabilite lui e ora doveva aprire
il pacco.
Dentro
c'erano due sacchetti di tela, uno a quadretti bianchi e rossi
sbiaditi e l'altro di tela blu, più in buono stato.
Contenevano
entrambi terra, quella del sacchetto a quadretti era secca e dura,
l'altra più morbida e scura. Sul fondo del pacco un biglietto
appiccicato con lo scotch MESCOLARE CON CURA E REGALARE ALLA
MONTAGNA.
La
giornata era limpida e la montagna si stagliava netta davanti a lui.
Seguì
le istruzioni e soffio' forte, una nuvola di terra volò verso la
bella dormiente.>>
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