domenica 9 luglio 2017

Sogno di un cantastorie...
Domenica scorsa me ne andavo tranquillo, tranquillo a gironzo per Burolo, quando un'ebriante profumo d'oriente mi ha accalappiato e trascinato nel giardino del Castello Basso e qui la visione: una fanciulla di viola vestita, cantava con magia tra le piante secolari. Ho provato ad avvicinarmi, ma lei si sdoppiava, scoloriva... evanescente come un sogno ...
Certo la curiosità era tanta e come me erano curiosi anche i miei giovani amici, che nel frattempo si stavano radunando nel cortile, ma purtroppo il nostro misterioso personaggio, rivelatoci col nome di Merlina (di giorno) e Morgana (di notte) è riapparso ancora per poco e poi sparito
Ma bambini coraggiosi ne abbiamo a volontà e abbiamo intrapreso una corsa senza sosta per le vie della vecchia Burolo alla sua ricerca.
In piazza un losco figuro ci ha bloccati: presentatosi come il guardiano del Burnel ci ha proposto una prova di forza, per capire se davvero eravamo in grado di affrontare le sfide che ci attendevano nella ricerca di Merlina, sua amica e confidente...
Prova superata unendo le possenti braccia di più di trenta bambini, quasi ribaldando il povero guardiano, che a quel punto ci ha guidato verso via Garibaldi...
In un lampo i bambini arrivati al primo cortile della vecchia via, si sono trovati dinnanzi a una bizzarra coppia di.... ORCHI. Ma manco a dirlo, nessuna esitazione da parte dei nostri bambini coraggiosi, che superato il pregiudizio di vedere il male nell'uomo nero, anziano, hanno avuto il coraggio di avvicinarsi e chiedere notizie di Merlina... e abbiamo fatto bene, perchè sotto l'aspetto burbero e minaccioso i 2 orchi si sono rivelati gentili e premurosi, così tanto da accompagnarci verso Merlina...
Ragazzi, "l'avventura" si faceva sempre più ripida, qualche mamma col passeggino rimaneva indietro, ma i primi instancabili piccoli esploratori correvano, correvano, correvano...
E siamo arrivati a un altra magica fontana o almeno così sembrava, perchè c'erano accovacciate dentro 2 fatine mascherate: Aria e Acqua. Pensavamo buone e gentili e collaborative, ma si riveleranno 2 sfingi con mille domande e indovinelli: ecco la prova di arguzia! Dopo la forza, il coraggio ora i bambini devono dimostrare la loro intelligenza. Nessun problema, siamo in tanti e le risposte vengono sparate a mitraglia.




La corsa riprende, anche perchè il profumo inebriante della magia di Merlina si faceva sempre più forte e ora avevamo anche 2 fate che ci accompagnavano. Ma acciderbolina, ancora più ripida si faceva la nostra strada... 
E finalmente intravediamo dei lumini, della musica che viene dal vecchio Mulino. Bussiamo? Non bussiamo?
Ma che ve lo dico a fare, a momenti i nostri eroici bambini divelgono il portone. All'interno ci accoglieva una suadente melodia in un giardino fatato, dove appariva dal balcone.... una mugnaia. Ebbene sì, anche Burolo ha la sua mugnaia: spledida e radiosa ci proponeva una prova di canto, guidata dalla sua amica vestita d'oro e dai musici del mulino. Ecco allora che partiva un coro di bambini, fate, orchi e musici dirompente, conquistando la fiducia della mugnaia che per premio decideva di guidarci verso Merlina, che poco prima era passata dal suo mulino per rifocillarsi.


 Così la nostra ricerca continuava, ma ora ci guidava la signora del mulino e ovviamente sempre in salita! Ma appena girato l'angolo ci ha sorpreso un roboante batter di tamburi. 
Forte, sempre più forte, sembrava venir dalle vigne in cima al paese. I bambini si tuffano letteralmente trai i filari dove scovano il mago dei tamburi: il ritmo diventava sempre più incalzante e ci invitava a ballare, ecco allora svelato il mistero, dovevamo fare un cerchio di danze magiche per avere l'ultimo indizio e avremmo finalmente trovato Merlina


Non ci restava che prendere le stelle luminose regalateci dai personaggi e affrontare il bosco, anche se ormai erano calate le tenebre e dovevamo inoltrarci al buio. Qualche bambino coraggioso si è tirato indietro? Neppure uno, solo l'orco aveva un po' di paura...
Ma anche quest'ultima prova ha dimostrato che davvero i bambini volevano conoscere Merlina
/Morgana, perchè alla fine le hanno trovate proprio nel cuore del castagneto. Erano felici Morgana e Merlina, perchè dopo aver attraversato mari e deserti, scappando da terre povere e in perenne lotta, non erano sicure di trovare calore e amicizia a Burolo, ma la strenua lotta dei bambini, tutte le prove superate sono stata la dimostrazione inconfutabile della voglia di conoscenza e amicizia che hanno i bambini a Burolo!






Premiati da Merlina e Morgana, tutti insieme siamo scesi nel paese a rifocillarsi con le leccornie gentilmente offerte dalla generosa Pro Loco di Burolo!

 


martedì 4 luglio 2017

Riflessioni di un orco (lunedì 3 luglio)

Si parlerà poi più ampiamente di questa iniziativa del gruppo di redazione del giornalino di Burolo "Merlina" 
Due luglio, rappresentazione itinerante di una favola per le vie del paese. Ora a caldo alcune riflessioni di un "orco".
C'erano tanti bambini con i propri genitori e i nonni. Quelle grida, quegli sguardi eccitati, li ho ancora nelle orecchie e nella mente. 
E' incredibile la potenza, la forza del ricordo della nostra infanzia. Sono obiettivamente passati tantissimi anni, ma il ricordo rimane indelebile. forse la misura del tempo non è il giorno, l'anno, l'ora, ma la passione, la gioia, l'incertezza, il timore, la tenerezza, l'ingenuità, la curiosità. L'infanzia conteneva tutte queste emozioni, ma indipendentemente da come si sono vissute, rimangono dentro di noi, come volessero guidare la nostra esistenza. Non ho nessun dubbio, l'infanzia è un "valore" e come tale va protetto. 
Sono nonno da tanti anni e i miei meravigliosi nipoti Emma e Oscar hanno ormai sedici e diciotto anni e vivono lontani da Burolo. 
Ieri l'orco e l'orchessa si sono trovati circondati dalla gioia di quei bambini, Erano tanti e molto determinati, hanno invaso il cortile, avevano fretta, dovevano trovare Merlina e Morgana. Le hanno poi trovate verso sera al compimento di un percorso. Mi sono sentito un po' orco e un po' nonno, i bambini sono eccezionali.
Non credo che in una società così complessa si possa essere felici, credo però che si possano avere dei momenti di felicità e ieri sera io ero felice.

Ennio Mucelli

domenica 18 giugno 2017

Una giornata di una giovanissima burolese in carcere...


"Il vuoto può essere immenso"

https://www.cronacaqui.it/wp-content/uploads/2017/06/carcere-ivrea.jpgQualche settimana fa sono andata a cantare in carcere per la presentazione di un libro, “Il vuoto può essere immenso”: una raccolta di poesie scritte da Manuel Baudino nel momento peggiore della sua vita. Vita che è durata ben poco, e si è conclusa in modo tragicamente semplice: Manuel è morto di overdose in un vicolo, da solo, appena un paio di mesi dopo essere uscito di prigione, appena un paio di mesi dopo aver provato a disintossicarsi, appena un paio di mesi dopo aver deciso di ricominciare. Sua madre e sua sorella hanno scoperto le sue poesie e hanno contattato la mia professoressa di italiano delle medie, e se n’è fatto un libro.
Eravamo un gruppo scombinato -le parenti di Manuel, la mia ex prof, tre ragazzi musicisti come me e una signora chiamata per leggere le poesie - e soprattutto noi ragazzi ci siamo ritrovati catapultati nella situazione senza conoscerla molto. A dir la verità quello che sapevo io all’inizio era che avrei dovuto cantare, e tanto mi bastava, ma poi l’esperienza si è dimostrata essere davvero molto di più.
C’erano carcerati lì nel salone, è vero, ma non li ho visti. Potrei sembrare banale, ma ho visto delle persone, e nei giorni successivi mi ha fatto quasi male notare come, per molti, questa non fosse una cosa scontata. Comicamente, la reazione che mi ha colpito di più è stata quella di una bambina di circa otto anni ad un altro spettacolo di qualche sera dopo. Il discorso del carcere in qualche modo è uscito mentre lei era presente, e il suo visino da bambolina ha assunto un’espressione sullo schifato-contrariato, prima di dire: “Non avreste dovuto andare a cantare, loro hanno fatto delle cose brutte e non si meritano più niente.”
Io l’ho guardata e ho risposto semplicemente “È più complicato di così”, ma avrei voluto spiegarle tante cose. Avrei voluto che vedesse tante cose.

https://emporiocircolare.files.wordpress.com/2013/10/papillon-movie.jpgAd esempio quell’uomo gracile con gli occhialini che somigliava quasi a Louis Dega di Papillon e che teneva il tempo di ogni canzone battendo le dita sulla gamba, ad occhi chiusi.
O quel ragazzo tatuato che non si risparmiava i “porca putt…” entusiasti ad ogni pezzo di fisarmonica, e si girava in continuazione a sorridere ad un altro uomo mimando con le labbra: “Sono bravi!”
O quella donna in t-shirt verde fluorescente che ha applaudito entusiasta dopo ogni poesia e sul finale di Green eyes dei Coldplay.
O il momento in cui mi hanno vista dire Buon compleanno al mio amico chitarrista e si sono messi tutti a cantare “Tanti auguri a te”, con lui che sorrideva tra l’imbarazzo e la spettacolarità della scena.
Oppure la luce negli occhi dell’uomo che mi ha chiesto il microfono, alla fine, e accompagnato da due accordi al pianoforte e incoraggiato dagli altri presenti ha cantato la sua canzone preferita di Vasco.
Ho un po’ sorriso e un po’ pianto mentre le poesie di Manuel scorrevano e scorrevano, perché in ogni sua poesia era presente la solitudine, una solitudine che mi sono ritrovata –e ho ringraziato per questo- a non capire. Una solitudine che ho notato nei volti di tutte quelle persone che hanno trovato così speciale una cosa per me così quotidiana: ascoltare dei ragazzi venuti “dalla libertà” che suonano, trascorrere una giornata a sentire la musica. Perché, citando Manuel un’ultima volta, “in prigione il problema non è far passare un anno o un mese, è la giornata che non passa mai”.
Credo che molti non abbiano idea dell’ambiente che c’è all’interno di quelle quattro mura che io stessa ho ignorato parecchie volte, passandoci davanti in auto, e ovviamente non dico di essere un’esperta, adesso, ma posso essere convinta che non ci sia abbastanza contatto tra “la libertà” e i carcerati là dentro.
Le persone, là dentro.
Serena




martedì 13 giugno 2017


Un dono prezioso da Vilma per  tutti i lettori di Merlina: il racconto “ La bella dormiente” 
E' stato tra i dieci finalisti del concorso nazionale “ Trichiana paese del libro” con presidente di giuria Antonio Scurati.

  

<< Mike aveva il pacco ancora chiuso appoggiato sul tavolino accanto alla finestra, la giornata era limpida e la montagna si stagliava netta e pulita, senza una nuvola, davanti a lui.
Ha avuto le sue istruzioni, ora deve metterle in pratica.
Esita, gli sembra ancora così strano essere lì, aver fatto quel lungo viaggio solo per sedersi a quel tavolo e aprire un pacco guardando la montagna, ma aveva promesso, e le promesse si mantengono.
Quando era arrivato, il giorno prima, aveva dovuto affrontare la diffidenza dei suoi cugini, mai visti e soprattutto mai sentiti, li capiva, chi è questo americano che parla così bene l'italiano e chiede di essere ospitato nella vecchia casa, in camera di Fosco, camera chiusa da anni e dimenticata, come la vecchia cascina che è in vendita da anni ma nessuno vuole.
"Sono Mike, abito a Philadelphia, mio nonno era Fosco, il fratello di Giuseppe, vostro nonno".
Mario si era avvicinato e gli aveva stretto la mano, Elsa e Bianca si erano limitate a un cenno con il capo, sapevano chi era, ne avevano sentito parlare - il cugino americano - ma pensavano che non l'avrebbero mai conosciuto, d'altra parte la cosa non le interessava proprio.
Avevano acconsentito alla sua richiesta solo perché speravano che volesse acquistare la casa e poi se si fosse sistemato lì non avrebbe rotto le scatole a loro.
" Mi fermerò solo qualche giorno, non voglio disturbare, voglio stare nella camera di mio nonno e voi non dovete preoccuparvi di nulla, penso io a sistemarla "
Bianca gli tirò un'occhiata storta " E' chiusa da anni, sarà piena di polvere ….da pulire"
" Nessun problema, se c'è qualcuno che si può occupare delle pulizie io sono pronto a pagare il dovuto"
Elsa si fece avanti " Se mi paghi le pulizie le faccio io"
" Elsa !" Bianca non sembrava d'accordo " possiamo chiamare la Luisa.."
" Ma se paga…perché chiamare un'altra" piantò gli occhi addosso a Mike " ci penso io, 10 euro all'ora"
" bene" Mike non capiva questo atteggiamento scontroso ma in fondo, non era lì per loro.

Jamil seguiva le mani di Don Paolo che si muovevano nell'aria e delineavano i contorni della montagna come se fosse un quadro su una tela.
"Vedi, questo è il profilo del viso poi le mani incrociate e la veste lunga fino ai piedi"
Gli occhi ridenti del prete incrociano quelli del ragazzo afgano e il suo stupore.
Jamil l'aveva seguito fino alla chiesetta di pietra, su per il ripido sentiero e poi si erano seduti sull'erba e Don Paolo aveva tirato fuori dallo zaino due panini con la frittata e due bottigliette d'acqua minerale.
"È bello qui, vero? " e aveva sorriso.
Jamil aveva annuito e gli si era seduto accanto, non capiva tutto quello che gli diceva ma si fidava, quello che piaceva a Don Paolo piaceva anche a lui.
'La vedi quella montagna , strana vero?"
Jamil non ci vedeva niente di strano, era solo una montagna come le tante che aveva attraversato e meno bella delle grandi montagne intorno al suo villaggio.
"Si chiama la bella dormiente , il profilo di una donna addormentata, strano vero?"
Aveva addentato il panino e bevuto un sorso d'acqua prima di iniziare a tracciare il profilo della montagna. Con stupore Jamil l'aveva vista apparire, come se le mani del sacerdote la stessero dipingendo per lui, svelando il profilo di una gigantesca fanciulla di pietra che avrebbe dormito per sempre.
Aveva riso, dicendo - si si - e provando la cosa più vicino alla felicità come non gli succedeva da un tempo lontano, assaporando il panino e il silenzio di una pace dimenticata.
"Ti racconto"
Don Paolo si era voltato di scatto, la bocca piena di pane e di domande da trattenere, Jamil non aveva mai voluto parlare del come e perché era arrivato qui, si sapeva ben poco di lui e quel poco erano notizie estrapolate dai pochi documenti in suo possesso.
"Ti racconto" in un italiano stentato, la sua storia era uguale a quella di tanti altri, la fuga, le lunghe marce a piedi, la fame, il freddo, il caldo, il mare da attraversare.
"Don, io non torno, io a casa non torno mai, io sto qui"
"Perché, Jamil, perché non pensi che un giorno potresti tornare nella tua terra?"
Il ragazzo aveva gli occhi chiari, il sole li rendeva luminosi, guardava la montagna e sorrideva.
"Mi piace"
Poi si era alzato, frugato nelle tasche e trovato un sacchettino di tela lo aveva teso al prete, con un gesto maestoso, solenne.
Don Paolo non capiva " io non torno, io portato mia terra qui, se mescolo mia terra con questa terra allora anche questa terra diventa casa mia"
Si accuccio' vicino al prete e apri' piano, con delicatezza, il piccolo sacchetto di tela.
Dentro c'era della terra scura, una manciata di terra afgana.

La camera di Fosco era come lui l'aveva descritta, Mike la conosceva bene, senza esserci mai stato.
Nessuno se ne era interessato ed era rimasta come Fosco l'aveva lasciata, quasi ottant'anni prima.
Elsa aveva fatto un buon lavoro, il grande letto in legno aveva uno splendore antico, le lenzuola erano pulite e profumate, aveva acquistato un copriletto nuovo e anche se il materasso era un po' scomodo ci si poteva adattare per una notte.
Tutto era stato ripulito a fondo. Aveva preteso che fossero rimesse a posto le fotografie che si trovavano sparse nei cassetti, lucidate le cornici, passata la cera sui mobili.
Elsa obbediva in silenzio, probabilmente stupita dallo zelo del cugino ma era stata ben pagata e questo le bastava.
Mario lo aveva invitato a pranzo ma Mike aveva declinato l'offerta "non voglio disturbare, mi fermerò' solo due giorni, una sola notte, ho visto una trattoria in paese, grazie comunque"
Mario non aveva insistito, era veramente stupito che quel tipo avesse fatto fare un lavorone a Elsa per poi dormirci una notte, probabilmente non c'era speranza acquistasse la casa ma pazienza, solo non capiva cosa fosse venuto a fare.
"Sono qui perché ho fatto una promessa al nonno"
I tre cugini non avevano mai conosciuto Fosco e nonno Giuseppe si era limitato a raccontare che aveva un fratello emigrato in America.
Mario aveva cercato di saperne di più, c'era stato un tempo in cui sognava di andarsene da lì, da quel piccolo paese in collina e il sogno grande era l'America.
Quando era ragazzo, sognava anche lui la California e quel parente americano gli avrebbe fatto comodo ma nonno Giuseppe sbuffava e decretava "te me de bale, hai solo balle"
Si erano dimenticati di Fosco, la cascina cadeva a pezzi e volevano disfarsene, nessuno di loro aveva i soldi per ristrutturarla , il marito di Bianca avrebbe voluto ma si era arreso dopo i preventivi di ristrutturazione e ora questo cugino americano arrivava a tirare fuori cose vecchie e sepolte, come i loro rispettivi nonni.
"Guarda che un pezzo di cascina è anche suo"
Si erano riuniti a casa di Mario per capire come comportarsi e stavano discutendo se lasciare che Mike rovistasse tra le cose di famiglia, di cui fino al giorno prima a nessuno importava ma che improvvisamente erano diventate - proprietà -.
"Bianca ha ragione, era anche di Fosco , d'altra parte il Mike se ne sta chiuso in camera sua e si interessa solo delle cose di suo nonno"
"Ma cosa è venuto a fare ?" A Bianca non piaceva per niente, difficile comunque piacerle.
"Dice che deve mantenere una promessa, Elsa, tu che sei stata lì...che faceva?"
Elsa stava sempre in un mondo suo ed era molto più interessata ai cuscini nuovi del divano che alla conversazione "Eh…cosa…niente, non faceva niente di che, ha rotto le balle con le fotografie, tira fuori questa, metti sul comò quest'altra, pulisci bene la cornice, che balle !!! Belli i cuscini, Mario, dove li ha comprati Maria?"
"Lascia perdere i cuscini, ma non ti ha detto niente, possibile gli interessi solo la camera pulita…quello arriva dall'America per far pulire la camera di suo nonno? Elsa, pensaci, non ha chiesto niente, non ha fatto niente di strano?"
"Te l'ho detto, si è fissato con sta camera e per fortuna mi ha pagata bene se no, col cazzo che mi mettevo a pulire quella finestra piena di ragnatele e cacche d'uccello….devo chiedere a Maria se li ha comprati al mercato"
"Cosa"
"I cuscini"
"Elsa, santiddio, che finestra?"
"Ha detto, lascia stare la finestra che dà sul cortile ma quella che si apre sulla montagna la devi far splendere, scemo che è, era uno schifo quella finestra, sono secoli che nessuno l'apriva, ho fatto una fatica…"
I tre erano, se possibile, ancora più confusi.

"Dov'è che vuoi mescolare la terra, Jamil ?"
Don Paolo aveva in grembo il sacchetto aperto, la terra era scura, rossastra. Jamil ne prese delicatamente un pizzico con le dita e fece un cenno verso la montagna " Lì" Don Paolo scoppiò a ridere " Jamil, non è possibile, la montagna è lontana e per niente facile da raggiungere, c'è una valle, laggiù, e tanta gente che ci vive, la bella dormiente svanisce se ci vivi sopra"
" No, Don, va bene dove si vede la donna, va bene qui"
" Qui è un prato, non si può coltivare, non capisco , cosa vuoi fare?"
" La mia terra si deve mescolare con la tua, qui bello, pace, silenzio, qui chiesa e tu ami chiesa, io non so se rimanere, se mi lasciano rimanere, ma qui mi piace resti mia terra, non so dove vado e non so più quale mio posto ma voglio avere due case, una lontana e una qui"
"Perché?" Don Paolo aveva capito ma voleva sentirlo dire.
"Perché qui tu buono, perché qui terra buona e perché mia terra avrà di fronte donna addormentata, come mia madre"

Mike apri' il pacco, come voleva nonno, seduto con la finestra spalancata sulla montagna.
Glielo aveva sentito dire innumerevoli volte, sin da quando, bambino, se lo prendeva sulle ginocchia e mostrava la foto.
"Questa è casa mia, questa montagna si vede dalla finestra della mia camera" e poi con le mani ne segnava il contorno, come disegnandola.
"La vedi la donna addormentata ? Si chiama la bella dormiente e l'ho lasciata là, incorniciata nella mia finestra "
L'ossessione per la montagna si manifestava con fotografie di varie dimensioni sparse per la casa e veniva tollerata da Marilyn e da tutti quelli che lo conoscevano.
A casa parlava italiano e sua moglie, americana, che sapeva a malapena dove fosse l'Italia, aveva imparato una lingua che parlava solo con lui e con suo figlio, e in seguito con il nipote.
Fosco amava il paese in cui viveva ma questo non gli impediva di amare anche quello da cui veniva.
Fuori dalle mura di casa non si esprimeva mai in italiano, molti dei suoi compaesani pensavano l'avesse dimenticato, lavorava alla General Motors, guidava una Chevrolet e si era comprato la casa con il patio e il barbecue in giardino, i suoi amici erano yankees e uno sparuto gruppo di italiani con cui parlava solo in inglese.
Dopo la disgrazia si chiuse in se stesso, vendette la Chevrolet e lasciò arrugginire il barbecue, ora in italiano parlava solo con Mike.
Tra l'uomo e il ragazzino l'affetto divenne unico e profondo, quando il nonno parlava della sua montagna lui già sognava il giorno in cui sarebbero andati insieme a vederla.
Faceva così parte della loro vita, quella piccola ossessione ,che Mike non se ne chiedeva il motivo. Lo fece una volta soltanto, già ragazzo al College, era Natale ed era tornato a casa, aprivano i regali, loro due soltanto, il nonno felice di averlo vicino.
" Nonno, ma perché questa montagna, cosa ha significato per te da esserne così legato?"
Lui aveva riso, riso forte " Mike, la montagna è il ricordo, l'unico bello…io non ci tornerei mai a vivere là "
Mike l'aveva guardato stranito " Ma se è da sempre che ne parli, ma se ci sono foto dappertutto…nonno, hai obbligato pure la nonna a imparare l'italiano…"
" ora ti spiego" e si era seduto sulla sua poltrona preferita, proprio sotto la fotografia gigante della montagna, quella che teneva quasi tutta la parete.
" Non è che fossi molto felice, in Italia, me ne sono andato perché mio padre si era messo la camicia nera e voleva farla indossare anche a me, avevo 16 anni e nessuna voglia di essere fascista, sognavo l'America. Mio fratello invece non vedeva l'ora di mettersi quella roba nera addosso e io ricevevo solo schiaffoni e urla. Gli schiaffoni diventarono botte più dure e io stavo chiuso in camera, l'unica cosa bella che vedevo era quella montagna. A me piaceva Giulia, non so nemmeno se a lei io piacevo, non ho mai trovato il coraggio di chiederglielo, ma un giorno, uno dei pochi che mi hanno lasciato uscire, si vergognavano di me, alla festa del paese abbiamo chiacchierato seduti sulla panchina davanti alla montagna e io non avevo mai notato che fosse una donna sdraiata, per me era una montagna e basta, lei con la mano ne aveva disegnato il contorno e mi aveva detto il suo nome. Muoveva quella mano in un modo così delicato, dolce, ripeteva, sai si chiama bella dormiente, io guardavo e vedevo per la prima volta e ho sempre pensato le assomigliasse.
Pochi giorni dopo Giulia è stata uccisa da una camionetta guidata da ragazzotti del fascio ubriachi e io ho deciso che quel posto non era più casa mia. Sono scappato, ho pure rubato i soldi che mamma teneva nel barattolo in cucina e non so come sono arrivato a Genova. Con quei pochi soldi non è stato difficile imbarcarmi e venire qui. Questo è diventato il mio paese ma le radici pesano, rimangono attaccate sotto, è così difficile strapparle, io volevo rimanessero solo una cosa mia, nostra, della famiglia. Queste riunioni nostalgiche tra italiani non mi sono mai piaciute, ho faticato a imparare l'inglese ma ora è la mia lingua, questo non significa che non debba saper parlare l'italiano"
Mike lo guardava confuso, tutto era diverso da come lui aveva sempre pensato.
" Mike, io non ci tornerò in Italia, ci andrai tu, dopo che io me ne sarò andato, andrai a vedere la mia camera, la finestra sulla montagna e la donna addormentata, quando sarà ora.. non oggi...speriamo ancora per un po'"
Aveva riso forte e abbracciato Mike, nel suo modo solito, stringendo fin quasi a far male.
C'era stato ancora un bel po', nonno Fosco si era spento una mattina di dicembre a novantasei anni, ancora vigile e forte, addormentato sulla sua poltrona preferita, quella sotto la montagna.
Il pacco era nel cassetto del suo comodino, con una lettera sopra. - Per Mike-.
Ciao Mike, spero di essermene andato senza soffrire e senza dar fastidio – accontentato, nonno, accontentato- come vedi qui c'è un pacchetto, ne abbiamo parlato una volta, tanto tempo fa. Aprilo in camera mia, davanti alla montagna, quando lo aprirai capirai da solo cosa devi fare. Che non ti venga in mente di portare le mie ceneri laggiù, primo, io non voglio essere cremato,secondo, io voglio andare sotto terra, se trovi posto mettimi vicino a Marilyn e a tuo padre e tua madre, loro sono stati fortunati, se ne sono andati insieme. Per fortuna io avevo te e devo dire che anche tu sei stato fortunato ad avere me. Mentre lo scrivo rido, immagino la tua espressione, stai pensando nonno sei sempre lo stesso, vero, io sono rimasto sempre lo stesso, non ho dimenticato quello che ho lasciato ma sono stato felice di quello che ho avuto. Un abbraccio a Sally, ti ho sempre detto che ti sei preso una gran donna e un bacio a Daniel.
Non dimenticare mai di parlare italiano con lui.
Nonno Fosco

p.s nella busta ci sono i soldi per l'aereo.

Mike era uno dei migliori avvocati di Philadelphia, la risata riempì la casa vuota ed era uguale a quella di suo nonno.
Li usò, quei soldi, per il biglietto aereo, deciso a seguire esattamente le cose come le aveva stabilite lui e ora doveva aprire il pacco.
Dentro c'erano due sacchetti di tela, uno a quadretti bianchi e rossi sbiaditi e l'altro di tela blu, più in buono stato.
Contenevano entrambi terra, quella del sacchetto a quadretti era secca e dura, l'altra più morbida e scura. Sul fondo del pacco un biglietto appiccicato con lo scotch MESCOLARE CON CURA E REGALARE ALLA MONTAGNA.
La giornata era limpida e la montagna si stagliava netta davanti a lui.
Seguì le istruzioni e soffio' forte, una nuvola di terra volò verso la bella dormiente.>>

domenica 4 giugno 2017

DOMENICA 2 LUGLIO 2017
FESTA DI S. PIETRO e S. PAOLO

ORE 20,30
PARCO DEL CASTELLO BASSO
BUROLO


La favola di Merlina

Verso sera, nel parco del Castello Basso incontreremo, se saremo fortunati, una ragazza misteriosa, che ci scapperà per le vie del paese... Potremo inseguirla, incontrando sul cammino orchi, maghi e fate che...

...SOLO PER BAMBINI CORAGGIOSI

domenica 21 maggio 2017

MIGRANTI: PAROLE E COLORI IN VIAGGIO

Grande partecipazione alla serata intitolata Parole e colori in viaggio del 5 maggio presso la Scuola Secondaria di Primo Grado “E” Fermi” di Burolo dove allievi, ex allievi e insegnanti hanno dato vita ad un evento dedicato al tema dell’immigrazione.
La serata che ha avuto il sostegno dei Comuni di Burolo, Bollengo, Cascinette e Chiaverano è stata aperta dal dirigente scolastico Guido Gastaldo che ha posto attenzione al tema attuale ed antico delle migrazioni: “La storia dell’uomo, fin dai suoi albori, è il racconto di un susseguirsi di viaggi, di trasferimenti, di migrazioni, che talvolta hanno coinvolto i singoli, altre volte gruppi o popoli interi. Proprio gli italiani sono, tra le popolazioni europee, quelle con la più ricca varietà genetica al suo interno, frutto non solo di una grande varietà di ambienti geografici, ma soprattutto di un sovrapporsi ininterrotto di flussi migratori di diversissime origini. Di fronte alle ricorrenti manifestazioni di razzismo, talvolta mascherate in vario modo, riflettere sulla propria diversità può essere un ottimo antidoto. Con questo spirito, alunni e docenti hanno rivolto la loro attenzione al tema delle migrazioni con una pluralità di linguaggi”.

Le emozioni sono state forti e toccanti dall’ascolto del filmato/testimonianza di un’allieva giunta in Italia con un barcone dalla Libia dove ha perso ogni traccia della mamma, alle poesie scritte dagli studenti o di scrittori come Ungaretti, ai documenti storici sull’emigrazione italiana in Francia/USA, alle lettere degli emigrati italiani e alle canzoni di migrazione (Ebano dei Modena City Rambles).
Le lettere di alcuni emigrati italiani in America in particolare hanno evidenziato la forte similitudine alle esperienze di coloro che oggi fuggono la guerra e la miseria dei loro paesi e cercano riparo e fortuna in Italia. (allegato)
Dopo una serata che ha richiesto un notevole impegno ricca di contenuti e documenti storici non resta che ringraziare chi ha voluto esprimere le proprie emozioni pensando, scrivendo, suonando, cantando e dipingendo.

Carmen

Lettera di Francesco Sartori
Al Signor
Signori Sartori di Magrè
(Italia) Veneto, Distretto di Schio
MAGRE
Marsiglia, li 18 novembre 1877
Cari figli, e moglie
Il giorno 8 corrente mese vi ho spedito una lettera nella quale vi ho dichiarato che nel giorno 12 prenderemo partenza da Marsiglia per l’America. Ma invece il giorno 11 è arrivato un’altra spedizione da Genova a Marsiglia per partire sul medesimo bastimento di 300 persone notando bene che erimo troppi senza di questi perché in tutti siam un numero di 300 persone e sul bastimento non bisognerebbe oltrepassare a 350 perché è un bastimento fatto da tempo passato per le merci e non per i passeggeri. In questi giorni i falegnami hanno lavorato a fare i posti per buttarsi a dormire uno sopra l’altro che bisogna stare inginocchiati e ancora si petta colla testa sopra peggio delle bestie senza respiro. A dichiararvi il tutto ci vuole troppo tempo ma vi dichiaro qualche cosa benché sono proibito dai miei compagni a dichiararvi questo fatto.
Attendete bene quanto segue.
Nel bastimento siamo spessi come in un buco d’ave. E’ morto un giovane di 5 anni ed era un bellissimo giovane ben nutrito ce ne sono altri otto ammalati gravemente. Uno strepito chi piange chi si lamenta spose coi figli in braccio che vogliono gettarsi nell’acqua a negarsi e dicono se si parte si muore tutti prima di arrivare nell’America.
Noi siamo fatti un N. di 103 capi di famiglia e siamo andati dal R. Comisario dell’emigrazione e dal Console Italiano ed in altre parti, portiamo la ragione che abbiamo in contratto il bastimento a vapore e non a vela e vogliamo partire a vapore e non a vela, o il danaro che abbiamo versato. Sono giunti i traditori a Marsiglia. De P.., C.. e T .. e noi in circa 100 persone li abbiamo presi in mezzo e volevamo ammazzarli tutti e tre. Un bordello straordinario allora. Il De P.. quando poté distaccarsi dalla folla fu seguito dalla folla fu seguito da otto o dieci persone colle quali disse: voi avete ragione. Io vi faccio una scrittura da un notajo in carta bollata del contratto fatto il giorno 4 Agosto e con questo vedrete o riceverete un bastimento a vapore o vi ritorneranno il danaro. Ma vi prego lasciatemi libero che ho 5 figli e moglie diceva queste parole piangendo. Ma le persone dicevano tu meriti la morte traditore ma lo lasciarono in libertà.
Poi volevano ammazzare gli altri tre C… T… e il capitano C… perché anche il C… è stato in più paesi Thiene Sandrigo Grantorto Padovan, e in altri paesi vicini a ricevere il denaro. Poi quando tutte queste famiglie sono arrivate a Genova all’ufficio di C… e T… furono cambiati tutti i biglietti d’imbarco eccetto 3 che sono al presente nelle mani della giustizia a Marsiglia con il contratto di De P… Ieri il Console ci ha detto che ha telegrafato al Ministero Italiano a Roma ed anche scritto perché il telegrafo non fu bastante a dichiarare il tutto siché ci ha detto che aspettiamo fino a Martedì 20 corrente la risposta che non dubitiamo.
Dunque al presente non so se anderò nell’America o se venirò a casa perché in bastimento a vela non posso partire perché i giorni sono troppi. Non posso mangiare il pane che è duro come un pezzo di ferro e non si bagna. Sono 14 giorni che siamo in Marsiglia 4 giorni siamo vissuti a nostre spese, 4 giorni ci hanno passato un franco al giorno. Sono 6 giorni che ci fanno le spese a bordo che vuol dire sul bastimento. Io di questi ho mangiato 3 giorni perché non ho danari da mangiare fuori. Si mangia da bestie. Cari miei figli voi a casa vi lagnate del cibo ma invece mangiate da Signori al confronto di me. Io alla mattina ho il caffè un’acqua torbida senza gusto, il pane non si può mangiare perché troppo duro e non si bagna. Al mezzodì una poca minestra di patate con poche paste quasi tutta acqua conzà con un poco di lardo senza gusto e basta. Alla sera un poco di sbrodego per es jeri sera è stato baccalà con pattate ma di queste ne ho trovà un pezzo come mezza nocc. Un mio compagno di sventura mi ha dato un pezzo di pane comperato in città e questo era buono lo ho bagnato in quella sborbora e quando fu bagnato il pane ho gettato nell’acqua il resto: era baccalà pattate e acqua in una grande marmitta con ½ centesimo di condimento ma io dico anche scarso.
Guai se el bastimento partiva per l’America si moriva di 4 parti 3. Ora si sono messi davanti 4 giovani Tirolesi e alcuni lombardi per vendicare il tradimento speriamo bene.
Intanto C. e T. sono prigionieri, e noi incerti della partenza. Ecco cara moglie e figli le mie dolorose notizie e i miei patimenti. Maledetta quella volta che mi decisi alla partenza che mi son messo nelle mani di questi mercatanti di carne umana. Ma l’emigrazione continua e progredisse li compatisco sono amanti di novità vanno in cerca del tradimento della schiavitù del dolore vanno incontro alla morte.
Cari figli cara moglie vi saluto vi prego condurre buona vita e sono lo sventurato
Vostro padre Francesco Sartori


MEMORIA E MIGRAZIONI 2017 – Museo delle Emigrazioni – Galata Museo del Mare, Genova